Radio24 | Il Sole 24 ORE
Ora in diretta

Condotto da

Addio al prof Antonio Garzya, filologo greco

Quando cominciò la presentazione, la prima nota che sottopose alla Commissione fu un errore. Un coup de théâtre era diventato un coup-e. Io fissai i suoi occhi azzurri, incredula. Le quasi 500 pagine di tesi, studi, riflessioni e analisi che avevamo condiviso per quasi tre anni – soprattutto i martedì, alle sette del mattino – sembravano essere state in un secondo polverizzate. Da una vocale di troppo, che aveva trasformato la svolta, che scioglie il nodo della trama, in un’inesistente “coppa da teatro”, in cui tutto affoga. Ma gli “errori”- si sa- nella filologia, sono “strumentali fondamentali” se si deve ricostruire l’archetipo dai manoscritti successivi, ma negli altri casi sono peccati mortali. E Antonio Garzya non ne avrebbe mai fatto passare uno, di errore e/o svista. Soprattutto ad una sua allieva. Lui che della filologia greca aveva fatto la sua vita e carriera, fino a diventarne uno dei più alti rappresentanti al mondo. Professore della prima cattedra di Letteratura Greca all’ Università Federico II di Napoli, era tra i massimi studiosi di teatro antico, di letteratura bizantina, ma moltissimo si era dedicato anche ai testi greci di medicina. E con la sua scomparsa, dopo quella di Dario del Corno a Milano e prima sempre a Napoli di Marcello Gigante o di Salvatore d’Elia, se ne va tutto un modo di vivere certi studi.

Quando- superato il primo esame di Letteratura greca (per difficoltà, un po’ come quello di Anatomia per i medici)- andai a chiedergli di laureami con lui, mi rispose con la sua conditio sine qua non: quasi una decina di esami complementari, per lui obbligatori, e la conoscenza del tedesco. Poi mi diede in mano le regole editoriali del suo editore M.D’Auria: nelle tesi era richiesto lo stesso rigore. Cominciò allora la mia prima “inchiesta”, lunga alla fine quasi 500 pagine e durata quasi tre anni: l’Esodo nella tragedia greca, vale a dire l’esame dell’atto finale delle tragedie dei tre classici, Eschilo Sofocle ed Euripide. Tutt’intorno allo studio, solitario, ci stava la vita universitaria del dipartimento e quella dimensione internazionale, a cui per primo il Professore contribuiva, lui che aveva avuto cattedre a Vienna, come alla Sorbonne di Parigi, aveva lavorato con colleghi tedeschi e americani. Tutt’intorno, alle ore e ore passate sui versi- spesso anche a notte fonda, nelle sere (numerose!) in cui uscivo – ci stavano gli incontri con lui, al mattino, decisamente prima delle 8 (nonostante l’orario, un appuntamento a quell’ora era un privilegio: il riconoscimento di essere entrata nella sua cerchia di studenti eletti), ci stavano i mercoledì al Pontano, gli incontri all’Istituto di Studi filosofici o quelli all’Associazione di studi bizantini. Ci stavano i lavori in dipartimento o quelli in biblioteca, per le pubblicazioni del dipartimento. C’era l’ amore per Ricerca pura e lo Studio, che il Professore trasmetteva. L’ultima volta che l’ho visto è stato a Milano, anni fa: era stato invitato ad un ciclo di studi all’Università Statale e mi aveva fatto contattare. Io ne fui felice. Pranzammo in un bar universitario, rumoroso, mi chiese molto della mia professione, ma a me sembrava di stare ancora in quella piccola stanza, in cui si entrava come nel sancta sanctorum della Facoltà. Anche se ho preso tutt’altra strada, devo al prof Garzya l’educazione al rigore, l’occhio ai dettagli piccoli a volte come spiriti sulle vocali greche e l’abitudine a gettarmi a capofitto nel lavoro, per ore. Con piacere.

Era un insigne studioso di un mondo lontanissimo, Garzya, ma si interrogava su questo mondo. E quando qualche giorno fa un giornale mi ha chiesto di tragedie antiche e processi moderni, ho ripensato a lui. Credo che le inchieste di oggi siano un po’ come le trilogie dell’epoca, con i racconti di drammatiche saghe familiari e inconfessabili trame. Le intercettazioni, come i dialoghi in versi; i cori, come le sentenze. Quello che manca è l’effetto di catarsi, in cui i greci invece credevano fermamente. E che lezioni come quelle del professor Garzya trasmettevano.

Ciao, prof.