Radio24 | Il Sole 24 ORE
Ora in diretta

Condotto da

Festa di mamme speciali

Di quella giornata, ricordo soprattutto le braccia. Braccia di uomini forti e donne felici. Braccia che stringevano bambini, come non avevo mai visto fare prima. Non come tutti i genitori con i figli, soprattutto il primo. Quando dicono che hanno quasi paura di far loro male. No, quella è una sensazione che ho incrociato molte volte.

Le braccia di quella domenica di anni fa ai giardini Margherita di Bologna erano le braccia di uomini e donne che reggevano come delle reliquie. Sì, avete letto bene. Come delle reliquie sacre, come se appoggiati ai loro muscoli, avessero le prove di un miracolo. A cui quasi sembravano non credere anche loro. Un prodigio, che temevano di far sparire o sgretolare, come certe  opere preziose, sopravvissute ai secoli, che rischiano di svanire. Erano le braccia di genitori, invitati alla prima festa per i bimbi nati dalla fecondazione assistita. E tutti avevano una margherita (la conservo ancora, scrissi allora, quindici anni fa, il mio primo pezzo “in nazionale” per Repubblica).

BRIGANTI

 

A quelle mamme ho ripensato oggi, nella giornata della loro festa. Alle mamme che affrontano “operazioni, aborti, inseminazioni, siringhe”. E dolori,  pur di concepire quel figlio. A cui diranno Non chiedermi come sei nata” (Cairo editore, 200 pagine 13 euro), titolo del romanzo di Annarita Briganti, nei percorsi segreti di una maternità difficile. La festa della mamma è sempre più la festa di queste donne per i loro figli, ancor prima che esistano. E lottano contro il loro corpo, contro lo stress, contro le leggi e i vincoli. Contro la depressione e la tensione. Contro tutto quello che sembra andare in una direzione opposta rispetto a quel desiderio e a quell’istinto di maternità, di cui tanto- a volte troppo- si parla. Tante cose sono cambiate rispetto a quindici anni fa, quando incontrai quei genitori in una Bologna che già era molto avanti sul tema, grazie a Carlo Flamigni. Ora anche in Italia, molte coppie ricorrono alla fecondazione e pure all’eterologa, dopo dure e costose battaglie pure giudiziarie. Oggi i bambini nati in provetta sono molti di più, basta notare per strada la gran quantità di gemelli (molto spesso, con la fecondazione assistita nascono poi due bimbi) Ma anche oggi mi sembra di percepire quella stessa tensione sui visi di quei genitori. Come se la fatica dolorosa di quel cammino si percepisse anche al di fuori.

Ed è questo cammino che Annarita, giornalista, racconta nel suo libro-diario. Il diario di Gioia, dalla perdita di un figlio che non  sapeva di aspettare, alle tappe della fecondazione assistita. Il diario è solo suo, tutto dell’aspirante madre, in una solitudine che lascia i brividi. La solitudine di una donna, che dovrebbe condividere col suo uomo, Uto, un percorso del genere. La famosa gioia di diventare genitori. E invece si ritrova sostanzialmente sola col suo utero da fecondare, in un mondo, dove la precarietà ha investito anche i sentimenti. Gioia condivide con l’autrice lo stesso mondo dell’editoria. E la mondanità di eventi culturali, delle fiere, i festival, degli ammiccamenti seriali, ma anche l’adrenalina del lavoro, le interviste, le corse stridono con l’intimità di certi desideri. E non a caso Gioia rinuncia ai social network, alla dimensione virtuale, quando decide di ascoltare il suo desiderio di maternità.

Sento spesso tanta retorica sulla maternità. Molte strumentalizzazioni e ancora più speculazioni. Sento le barriere che le donne per prime con cattiveria spesso innalzano tra chi è madre e chi non lo è. E rifuggo da tutti i dibattiti tipici di queste giornate celebrative. Ma al coraggio delle donne, che desiderano madri così tanto da sottoporsi ad autentici calvari- al prezzo spesso anche delle loro relazioni – penso spesso. E’ un desiderio così forte, che si percepisce dall’esterno. Lo sentii in quella domenica bolognese di 15 anni fa, lo riscopro ancora oggi. E la festa della mamma è per loro.

Oltre, ovviamente, alla mia mamma. A cui io, ma anche i miei fratelli e mio padre, dobbiamo tutto.

Condividi questo post

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.