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Storiacce e l’azzardo di Stato

 

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Quello che mi ha colpito di più è stato il messaggio di S. Mi ha scritto, appena andata in onda l‘ultima puntata di Storiacce. E davanti alle sue parole, ho percepito le sue lacrime.

S. è la figlia di uno dei tantissimi italiani, malati di gioco d’azzardo. Uno dei tanti che dilapida conti e averi, con slot machine, gratta e vinci, lotteria. E insieme alle ricchezze, il più delle volte perde il matrimonio e la famiglia. S. è “disperata”, perché il padre è schiavo delle slot machine. Perché “come un automa, passa giornate intere davanti alla macchinette, e frastornato da suoni e luci perde tutti i nostri soldi e la sua dignità”. S. non sa come aiutarlo, lui non vuole farsi aiutare. Non vuole sentir parlare di una malattia, chiamata ludopatia. E allora lei è furibonda contro lo Stato, che batte cassa con la rovina degli italiani. Che poi però è costretto anche a curare, nel servizio sanitario.

Ho ricevuto decine di messaggi e testimonianze a storiacce@radio24.it, dopo l’ultima puntata di sabato di Storiacce. Con le cifre di un problema, che aumenta invece di diminuire. E diventa ancora più tragico, in epoca di crisi. E con la beffa di uno Stato, che autorizza altre 40mila slot machine in più- come scrive il Corriere – quando si era impegnato invece a ridurle.

La disperazione di tutte queste persone, che hanno tante domande per i politici, mi porta a pensare ad un’altra puntata di Storiacce, sempre sullo stesso tema. Per cercare di dare risposta alle tante domande e provare un po’, almeno così, ad essere utile. Facendo conoscere, ad esempio, i lavori anche dei tanti circoli di “giocatori anonimi”, che aiutano i malati ad uscire dalla dipendenza. Proprio come si fa con gli alcolisti. E come a Storiacce hanno raccontato Fabio, che ha dilapidato 100mila euro. E Fabrizio, che oltre ai soldi ha perso moglie e figli, alle slot machine.

E’ giusto che lo Stato batta cassa anche così? Che riempia le nostre città di macchinette colorate e riempia i palinsesti televisivi di costose pubblicità, anche con divi popolari, come Francesco Totti? salvo poi, velocemente ricordare che “il gioco può creare dipendenza”? I quesiti sono tanti e stiamo continuando a raccoglierli. Anche qui, se volete. Insieme ad altre testimonianze.

Scrivetemi ancora e sabato prossimo Storiacce parlerà di nuovo dell'”Azzardo di Stato”

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