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Terra dei Fuochi, la strage degli innocenti

Ad ogni festa, Sara chiedeva delle scarpe. E ogni volta ne riceveva almeno due paia. Nella speranza che ne consumasse quante più possibile.
Sara, 12 anni, si è fermata prima di Natale. E la sua mamma è diventata una delle troppe mamme orfane della Terra dei fuochi. Come quella di Alessandro, morto a 9 anni; o quella di Riccardo, ucciso a 22 mesi da una leucemia. Mamme costrette a seppellire i loro piccoli, come Marzia. Che ad ogni occasione rinnovano le loro denunce. “Da novembre ad oggi, otto bimbi ci hanno lasciati. Noi viviamo del nostro dolore, viviamo denunciando, viviamo arrabbiandoci…”, hanno ripetuto davanti alla Prefettura di Napoli, dove era in corso un vertice su Bagnoli.  Ad ogni occasione valida, cercano di ricordare al Paese intero la loro battaglia quotidiana. Nelle corsie di oncologia pediatrica.
Già da tempo anche l’Istituto superiore di Sanità documenta quello che loro gridano da anni: nei cinquantacinque Comuni di quest’area tra le province di Napoli e Caserta, per anni discarica di rifiuti tossici, per volere del clan dei casalesi, l’incidenza dei tumori è superiore alla media. E quelli infantili preoccupano particolarmente.
Nel 2014, è stata introdotta una legge sulla Terra dei Fuochi. Ma “noi vogliamo capire se davvero le bonifiche partiranno”, chiedono con crescente esasperazione genitori, come Fabio. “Perché ora la nostra protesta è pacifica, ma se dovessero voltarci ancora le spalle, non è detto che sia pacifica allo stesso modo”, si lascia andare. Parole che trasudano l’ esasperazione di chi ha una figlia in lotta contro un cancro al cervello. “E non voglio aspettare che anche l’altra, di tre anni si ammali. Me lo dicano chiaramente – alza la voce Fabio – se questa terra verrà bonificata o se dobbiamo fare le valigie e andare via”.
E’ la prima volta da anni – perché sono anni ormai che le denunce sulla Terra dei Fuochi vengono fatte e da anni anche Storiacce di Radio24 lo racconta  – che sento toni così, nella voce di questi genitori. Ma chi può capire cosa significhi “allattare un bambino e subito dopo vederlo soffrire, fino a consumarsi?”, come mi racconta Anna, che ha dovuto staccarsi dal suo bimbo, che aveva solo 22 mesi. “E chi può mai riempire il vuoto delle mie braccia? Però peggio del mio lutto è l’indifferenza che in questi anni ho trovato davanti alle nostre denunce”, aggiunge.
Qualcosa negli ultimi anni si è mosso, una legge, degli stanziamenti, la rimozione delle ecoballe, una stretta sui reati ambientali, ma questi genitori vogliono cominciare a vedere un’inversione di tendenza.
“Non vogliamo più andare a funerali con bare bianche di 60 cm”. E dolori così possono “anche far perdere la testa”, ammette Fabio.

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