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Google, le praterie e certe allergie

Può una sentenza essere liquidata a “bullshit”, una “str..a”?  In nome del verbo della Rete, ci si può fare scherno delle leggi di un altro Paese, delle sue Istituzioni, di un Tribunale e del diritto di un ragazzino down? 

Bullshit ha definito l’amministratore delegato di Google, E.Schmidt, la sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato tre dirigenti del motore di ricerca per violazione della privacy, dopo la pubblicazione del video del pestaggio di un giovane down. L’intervista al Financial Times ha fatto riaprire la discussione su Internet, la sua libertà e quella prateria, “che non può diventare un Far West”.  Alfredo Robledo, procuratore aggiunto di Milano, che insieme a Francesco Cajani ha rappresentato l’accusa nel processo a Google, queste parole le aveva già usate,  intervistato – dopo il verdetto di condanna ([audio:https://www.radio24.ilsole24ore.com/blog/wp-content/uploads/sites/2/2010/06/GOOGLE-SENTENZA.mp3|titles=GOOGLE SENTENZA], la sentenza nella voce del giudice Oscar Magi)- a febbraio, per Storiacce e sul Sole24ore.

E quell’immagine del Far West oggi la rispolvera, per rispondere alla “bullshit” di Google, con un’intervista a Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera. Per ricordare agli americani, che in fondo “la loro Costituzione è una norma locale”.  Risposta in salsa partenopea, ad una certa “allergia americana alle leggi di altri Paesi”. Provocazione e “patriottismo giuridico”, ma la questione resta.

Vi piacerebbe scoprire di essere ripresi di nascosto e poi ritrovarvi sul web tra i video più cliccati? Caso mai, mentre venite picchiati?

Se la prospettiva vi fa pensare, ecco la sentenza del giudice Magi.