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L’oro della monnezza: da Napoli a Palermo

“Possibile che convenga di più avvelenare, che concimare e raccogliere?”. Roberto Saviano dà voce – sulle colonne di Repubblica – alla domanda che – incredulo- mezzo mondo si è fatto, davanti alle immagini dell’emergenza rifiuti. La domanda che, arrabbiata e scioccata, ma allo stesso tempo, purtroppo troppo spesso rassegnata  – si è posta anche una fetta della Campania.

Quella stessa che ha visto spuntare laghetti artificiali, nel cuore dell’agro aversano, facendo finta di non sapere che quegli specchi d’acqua immobile e innaturale coprivano cumuli di rifiuti tossici, venuti da lontano. E là nascosti. Così come, provate ad attraversare la provinciale di Maddaloni, fino a Caserta. Come una grande quinta teatrale, alle spalle di una teoria di semafori, di grandi magazzini, dietro le insegne dei venditori di mozzarella di bufala o quelle intermittenti di un’enorme sala Bingo, montagne sventrate mostrano l’altra faccia del business dell’ ecomafia.

“La monnezza è oro”, disse un pentito di camorra a Franco Roberti, già capo della Direzione Distrettuale Antimafia.  La monnezza è storia di affari sporchi, ma poi è anche storia di inefficenze politiche, dissesti finanziari, veti incrociati. Miopia. E teste troppo a lungo sotto la sabbia.

Così, dopo Napoli, o forse, insieme a Napoli, ora tocca a Palermo. E “Napoli? No, Palermo” è la scritta che campeggia sul blog di comitati di residenti siciliani, su una foto con le barricate di sacchetti di immondizia.

Chissà come mai, queste “emergenze” hanno sempre certe latitudini?  Il nodo rifiuti sarà un tema che questo blog cercherà di seguire e raccontare, da ogni punto di vista.  Anche con le immagini, gli spunti e le storie che ciascuno di voi vorrà inviarci.