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Censura,warum? Le tante altalene del respiro

“Tutto quel che ho lo porto con me. Oppure: Tutto quel che è mio lo porto appresso. L’ho portato tutto, quello che avevo. Cose mie non erano”.

 L’incipit del nuovo romanzo di Herta Mueller, premio Nobel per la letteratura, mi ha fatto pensare a tutte le assenze imposte agli abitanti del blocco sovietico. E agli spazi bianchi subiti.

 

E mi sono ricordata di una copia del “Nome della Rosa” e di una vecchia foto di Firenze, mostratami da una professoressa della Humboldt Universitaet di Berlino.  Anche lei, come Herta Mueller, è nata in Romania e ha vissuto sotto Ceaucescu e poi nell’ex DDR. Solo quando il muro è caduto, ha potuto leggere la versione integrale dell’opera di Umberto Eco. La sua copia era censurata. Quella foto-invece-era il ricordo del primo viaggio, con un cielo non più diviso: da Berlino a Firenze in Trabant.

Mentre mi parlava di censure e di autorizzazioni per leggere Sartre,  sentivo le “altalene del suo respiro”.