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Se il mito va all’Inferno

 

Ora, davvero, si va “nella città dolente” :  la Campania entra nei suoi Inferi. E arrivano i sigilli a sequestrare il lago d’Averno, il mitologico ingresso nell’Ade, finito negli affari della camorra. (Qui, il video)

(…) “Scender ne l’Averno è cosa agevole
ché notte e dí ne sta l’entrata aperta;
ma tornar poscia a riveder le stelle,
qui la fatica e qui l’opra consiste”. (Eneide, VI)

Non più i misteri del mito, del “baratro della spelonca immane”, degli enigmi della Sibilla o dei fumi del lago- che agli uccelli non è dato sorvolare; ma le ombre, sul lago d’Averno, ora si allungano dalle mani dei casalesi. Che l’avevano “comprato” e inserito tra i propri gioielli. Usato anche per la latitanza del boss, dopo la strage dei neri di CastelVolturno l’anno scorso.

E’ stata per me come un’ulteriore profanazione.  Al mito secolare, al ricordo di lontane serate, alla magia di quella terra unica, che sembra sempre di più non saper rispettare i suoi Penati. 

Ci vorrà un’enigma della Sibilla, per tornar “a riveder le stelle”?