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Il compasso della ‘ndrangheta

Dal profondo Aspromonte, ai grandi appalti italiani. Dal cuore della Calabria più impervia, alla redditizia sanità lombarda, passando per i lavori in strade, ospedali. E perfino il Tribunale. Dopo aver per tutta la settimana, letto migliaia di carte, scritto articoli e fatto interviste sulla maxi-operazione contro la ‘ndrangheta sull’asse Milano-Reggio Calabria, mi è rimasta una domanda. La più “semplice e ingenua”, dopo che fiumi di analisi sono stati riempiti in questi giorni. 

Come riescono ad incontrarsi i picciotti calabresi, con le loro “bacinelle”,  i “tagli della coda”  e i mastri-generali, con dirigenti di Asl, imprenditori e politici vari? (Per non parlare degli uomini delle forze dell’ordine, che diventano talpe. Ma quello è un altro discorso.)

“La massoneria è un luogo comune di incontro”, ci risponde Michele Prestipino , procuratore aggiunto di Reggio Calabria. E di massoneria (di per sé lecita, per carità!) in quest’inchiesta ne hanno trovata molta. Che la Calabria fosse terra di logge, era noto. Come pure, sono già emersi- in vecchi processi- anche i contatti tra fratelli di grembiule e quelli di sangue. Quello che invece quest’inchiesta sembra ora spalancare con un’evidenza, prima mai così forte, è il giro di logge e cosche intorno alla pubblica amministrazione. Tema di strettissima attualità. E per questo voglio condividere – con i lettori di questo blog – un assaggio dell’intervista a Prestipino, andata in onda sabato in Storiacce. (Qui, la sua voce: prestipino-massoneria) .

Ps. Un consiglio di lettura: “Ragù di Capra“, Gianfrancesco Turano.