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Campania, il peso degli abusi. E dei crolli.

La Campania cade sotto il peso delle sue colpe. E le sue case crollano, nelle caverne del suo sottosuolo. Come le volte, affrescate, di quelle chiese barocche, dimenticate e incustodite. Gioielli chiusi e a rischio del cuore più antico di Napoli.

Travi di legno mezze marce (come si può sentire qui dalla voce comandante dei Vigili del Fuoco ), in un vecchio podere, trasformato in casa. Erano troppo esili le assi della palazzina, crollata ad Afragola. E sono venute giù, con le pareti della casa e le vite di tre persone.  Ma perché crolli del genere succedono sempre ad alcune latitudini? L’elenco dei crolli, in Campania, come in Calabria, Sicilia e Puglia potrebbe essere molto lungo. Ma non porta cambiamenti, dopo l’ultimo funerale, le ultime grida e polemiche.

“Stamm sott’ u ciel”: diciamo a Napoli, che sta sotto al Vesuvio. E che sulle pendici del suo vulcano ha costruito. Sfidando la lava, la natura e la storia. Certo, da questo senso di fatalità nasce la meravigliosa leggerezza tutta partenopea. Ma davanti alle ultime immagini di morte per una casa costruita male, forse nel posto sbagliato, di sicuro in una zona ad alta concentrazione di abusivismo, non accetto più il “destino” e “a’ ciorta”. Come quanti, oggi dicevano che “era crollata a causa di un violento temporale”. Che case sono quelle che crollano, per la pioggia?

I primi Napoletani non avrebbero mai costruito così. La leggerezza, la trovavano nel gusto del bello. Non nella stupida furbizia di innalzare case, dove non si può.

Ps. Alle case costruite ed abbandonate, ai ponti rimasti a metà, ai piloni diventati parte del nostro paesaggio, qui troverete nei prossimi giorni tante notizie. Ma anche immagini, emozioni e riflessioni. E un piccolo prezioso regalo.

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