Radio24 | Il Sole 24 ORE

2Agosto, la memoria scade dopo 30 anni?

Diceva Italo Calvino che “quello che ognuno di noi è ed ha, è il passato”. Mentre il “rischio che abbiamo corso è vivere. Vivere sempre”.

Vivere ogni giorno, senza  sapere cosa c’è stato prima. Vivere, in una città come Bologna, senza chiedersi cosa sia lo squarcio nel muro lungo il primo binario.  Senza sapere, cosa sia successo il 2 agosto 1980. Perché l’orologio della stazione sia fermo. Esitare tra la “caduta del muro di Berlino”, l’uscita di un disco e un sincero “non ho la più pallida idea”.  Parlano i giovani che quella mattina di trent’anni fa non erano ancora nati.  Trent’anni sono tanti, nella vita di una città. E un trauma- come il più grave attentato in tempo di pace, che ha ucciso 85 persone- ha segnato la vita di una collettività in un prima e un dopo.

Ma il tempo può spiegare la distanza di tanti ragazzi, che vivono, ogni giorno, perdendo un passato lontano anche solo pochi decenni da loro? Si perde così – velocemente- la memoria, anche di una strage , segnata nel sangue e sulla pelle di chi invece l’ha vissuta? La memoria scade dopo 30 anni? Nulla più si tramanda? Siamo “troppi vecchi” noi che interroghiamo questi ragazzi, anche se li abbiamo preceduti solo di pochi anni?

Ascoltate e osservate le belle interviste, fatte dai ragazzi della Scuola di Giornalismo di Bologna di quest’anno, nella stazione e in giro per la città. Guardate questo breve servizio sui “giovani e la memoria”. E ditemi cosa ne pensate. Invito anche i ragazzi che le hanno fatte e i loro coetanei ad intervenire. A raccontare cosa hanno pensato e a rivelare cosa loro sappiano della strage. Con onestà. Perché hanno la stessa età di quelli che allargando le braccia, davanti al microfono, ammettevano di “non sapere cosa sia successo a Bologna il 2 agosto del 1980”.