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Calabria, tra Le Corbusier e gli abusi

C’è il treno che corre. Lungo la costa, tra le più belle e le più sfregiate d’Italia. C’è lo scheletro dell’albergo mai nato, diventato colonna per nuove piante rampicanti. E ci sono paesi – ormai quasi deserti – inquadrati da strade interrotte e ferri arruginiti. Sono istantanee dalla Calabria, dalla famigerata Statale Jonica, attraversata dallo sguardo di due calabresi, che hanno raggiunto “la giusta distanza” per  evitare la nostalgia e non accontentarsi della denuncia.

Questo è “Le Corbusier in Calabria”: undici minuti di immagini, musica e riflessioni, firmati da Fabio Badolato e Jonny Costantino. E’ una sequenza di “lampi tra le rovine”, secondo la definizione di Vito Teti, professore dell’Università della Calabria, che ha curato uno dei testi di introduzione al catalogo con dvd (quest’ultimo dal 1 settembre in vendita nelle librerie insieme alla rivista Rifrazioni). E questo è un’anteprima-regalo per i lettori di Storiacce-blog: un assaggio della pellicola (qui il video estratto_le_corb-1, curato da BaCo) , dove la “macchina da presa corre, a voler raffigurare una terra in fuga, inquieta e ansiosa”.  “Siamo difronte a una sorta di “the day after”, un dopocatastrofe e la Calabria – scrive Teti – pare condannata a diventare metafora delle rovine di un occidente votato all’autodistruzione”.

Le immagini di “Le Corbusier in Calabria” credo siano un modo diverso di mostrare dall’interno gli ossimori di questa terra, fatta di ambivalenze, di fughe e radicamenti, di natura e costruzioni. Una delle terre più devastate dall’abusivismo (la seconda, secondo Legambiente dopo la Campania). E si scopre, così, ad esempio come quei piloni di cemento davanti al mare o gli scheletri dei palazzi sotto sequestro, agli occhi di molti siano ormai tutt’uno col paesaggio di dune, monti e mare.

“Una mostruosità non più percepita” da alcuni, come è stato evidente a Jonny Costantino e Fabio Badolato, dopo aver mostrato il loro girato in super8 a gruppi di persone diverse.  “Crediamo in un cinema che porti lo spettatore a interrogare il proprio sentimento dei luoghi”, riflette Costantino.

E in questa chiacchierata (qui l’audio con Costantino), ci porta dietro gli obiettivi delle loro telecamere, tra segreti, riflessioni e provocazioni. Come quella nascosta dietro l’enigma del titolo.