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Corni e barbe finte, in cucina. Le precauzioni di Fini

L’ultimo segnale l’ha avuto ieri, finendo all’ospedale dopo aver sbattuto il piede. “E’ ovvio – scherza, ma non troppo, una mia amica napoletana – con tutto il malocchio che avrà contro, gli è andata pure bene!” 

Possibile, che Italo Bocchino, napoletano di nascita e finiano d’adozione, non ci abbia pensato ancora a regalare al presidente della Camera un bel corno? “Di quelli testati” – come garantiscono nelle migliori botteghe artigiane di San Gregorio Armeno? In attesa del parafulmine partenopeo, il presidente della Camera è andato invece dal “capo-mastro” degli 007, Gianni De Gennaro. I boatos dei palazzi vedono l’ombra delle solite manine e delle ben note barbe finte, dietro gli attacchi sulla casa di Montecarlo. E un altro finiano, Carmelo Brigulio, ha già presentato una denuncia al Copasir (il Comitato di controllo sui servizi segreti), per pedinamenti nei confronti dei 44 parlamentari scissionisti. Siamo davvero a questo? O piuttosto la spiegazione della campagna di Feltri è “passionale”, come ipotizzava ieri Sgarbi alla Zanzara?

In ogni caso, alla terza carica dello Stato suggerirei un corno in ogni giacca. E in ogni pensile della cucina-componibile. “Erano mobili per la casa di Roma”, trapela dalla villa di vacanze di Fini e famiglia. “Erano per Montecarlo”, secondo le supposizioni invece di un ex dipendente del centro di arredamento (che ricorda bene che era un sabato, il giorno in cui il presidente della Camera andò nel negozio; ma ha un vuoto di memoria sulla stagione: era prima di Natale o di Pasqua?).

Infine una curiosità: scegliendo una Scavolini, Fini ha lanciato un’altra sfida al Cavaliere? La corsa per diventare, come la sua cucina, il “più amato dagli italiani”?

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