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Opg, tra navi e germani reali

Una nave particolare è attraccata ai piedi del ponte Charles de Gaulle, a Parigi. L’  “Adamant” è un ospedale psichiatrico, con oblò sulla Senna. E una finestra sul mondo. “Per non far sentire in prigione i pazienti e riproporre lo spirito di una vacanza”, spiega il personale.

Quanti chilometri di distanza dagli ospedali psichiatrici giudiziari italiani? E dai loro “ergastoli bianchi“? Certo, altro contesto e altre esigenze. Ma in questo weekend di Ferragosto – con le carceri in primo piano – trovare questa notizia mi ha fatto ricordare dei Germani Reali dell’opg di Aversa: periodicamente gli uccelli vengono liberati dai “detenuti”, ma ciclicamente tornano. “E questo è il destino di molti nostri pazienti”, mi raccontò tempo fa il direttore, Adolfo Ferraro (poi arrestato con l’accusa di aver favorito la latitanza di un boss).

Entrati col minimo della pena, spesso precipitano nel girone dei senza speranza. Come Giuseppe Corte, che scende i “Sette Piani” del racconto di Dino Buzzati. “Fu messo in una camera del settimo ed ultimo piano. I malati erano distribuiti piano per piano, a seconda della gravità. Il settimo era per le forme leggerissime, il sesto era destinato ai malati non gravi, ma neppure da trascurare. Al quinto già si curavano affezioni serie e così di seguito, di piano in piano. Al secondo erano i malati gravissimi. Al primo quelli per cui era inutile sperare.”

E come il protagonista del racconto di Buzzati, gli ospiti dell’opg di Aversa entrano con una diagnosi leggera in questo ex convento, trasformato nel 1876 nella prima sezione per “maniaci del Regno d’Italia”. Ma poi, proprio come Giuseppe Corte, finiscono- quasi senza sapere perché – per affollare il reparto dei “condannati del primo piano”. La nave “Adamant” ormeggia su tutt’altre sponde.

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