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Racket: i segnali di Locri, i silenzi di Milano

E se i rapporti -ora – si invertissero? E il silenzio dilagasse più al Sud che al Nord? A Locri, nel cuore della Calabria più difficile, in una terre simbolo del giogo della ndrangheta e del silenzio, un imprenditore ha sfidato le cosche e ora il suo Comune lo assume. “Per dare un segno di legalità all’intero territorio”, ci spiega il sindaco, Francesco Macrì.

Rocco Rispoli (qui il racconto di Rispoli dalla sua viva voce) ha denunciato chi per quattro anni gli ha imposto prima il pizzo, poi le regole dell’usura. Ha mandato a processo 25 uomini di mafia, ma ha perso la sua azienda, un agriturismo. Il Comune, però, ora lo ha assunto tra i suoi dipendenti.

Tutto questo mentre a Milano i magistrati arrivano alla scelta – unica- di arrestare una vittima di usura, per i suoi prolungati complici silenzi. Anche davanti a prove schiaccianti di anni di soprusi subiti. “O si sta con lo Stato o contro lo Stato”, è il bivio- secco- tracciato dal procuratore aggiunto, Ilda Boccassini. Milano come Locri, aveva detto. 

Ma non c’è forse già il rischio che sotto al Duomo il silenzio, confuso e mescolato “all’efficienza produttiva meneghina”, diventi ancora più complice che nelle strade dell’Aspromonte?