Radio24 | Il Sole 24 ORE

La versione di Barte: “scrittori giocatori”

Un “gioco” da risolvere. Per varcare tutte le soglie e solo allora entrare nel cuore più intimo di un’opera letteraria.

Come per Edipo fu l’accesso a Tebe, ogni testo si lascia davvero conquistare solo dopo che l’enigma della sua personale Sfinge sia stato sciolto. Sia esso nascosto nel “carillon delle rime” dantesche, negli indizi “delle segrete pulsazioni di Nabokov”, nel dilemma di un bivio per Boetti o anche nella combinazione di incipit per Calvino.

“Perché i libri non sono solo file di pagine, di righe, di parole, ma sono anche luoghi in cui entrare e da cui uscire”, riflette Stefano Bartezzaghi, scrittore e enigmista, commentando la copertina della sua ultima fatica, “Scrittori giocatori” (Einaudi, 379 pagine, 28euro). Un volto spunta da un buco della pagina e con le mani cerca di venire fuori, per conquistarsi una libertà piena.

E in questo saggio – intrigante, con i capitolo trasformati in una sorta di “noir della cultura” –  l’autore consegna al lettore le mappe per arrivare dietro le quinte delle parole dei suoi scrittori giocatori. E conquistarsi un rapporto “più intenso”. Che conduce fino agli amori di Calvino – nascosti in un anagramma inconsapevole – agli enigmi della Lolita di Nabokov o alle partite a tennis di Foster Wallace.

In questo libro, Bartezzaghi è un cacciatore di indizi, sparsi in secoli di letteratura. Che lui mette in fila, analizza e racconta. Come quando, con un parallello poco ortodosso (!), Truman Capote decise di prestare la sua penna di scrittore per un cruento fatto di sangue, inventando di fatto – con “A sangue freddo” – il “nonfiction novel”. E anche del proliferare del noir e dei tanti titoli ispirati alla cronaca parliamo in quest’intervista con SBartezzaghi(qui l’audio della chiacchierata, seduti su una panchina nel parco delle Basiliche di Milano), attento osservatore del mercato editoriale nostrano. Quanto caduchi sono i libri, spuntati appena la cronaca finisce di bagnare le pagine dei giornali? E quanti, con successo, si sono invece inseriti nel solco di Capote? Queste alcune delle domande rivolte a Bartezzaghi, interpretando anche le curiosità prevalenti (viste le mail che mi mandate) dei lettori di Storiacce-blog.

Ps. Stefano Bartezzaghi mi ha anche regalato l’anagramma del mio nome: E’ Farfalla. Bellissimo!