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Monnezza, storia di un miracolo svanito

Ecco, ci risiamo. Di nuovo la monnezza per strada, di nuovo i cassonetti rovesciati, le proteste della gente e gli assalti ai camion della raccolta. Di nuovo, la notte si accende di roghi. E si arroventa di tensioni. Di nuovo, Napoli è in piena emergenza rifiuti. “Napoli sedotta e abbandonata”, si sfoga una signora.

Quando due anni fa, il problema fu pubblicamente dichiarato risolto, due aspetti erano apparsi subito chiari: che due facce convivessero contemporaneamente: la città- cartolina, ripulita e di nuovo splendida, e una periferia, dove i sacchetti hanno continuato a lungo a fare da improvvisati muri divisori tra pezzi di via (nei giorni in cui Napoli celebrava la sua uscita dal “morbo della monnezza”, su Radio24 curai un’intera settimana di reportage dalla Campania e ricordo ancora le montagne di immondizia che c’erano ancora, ad esempio, ad Aversa- i sacchetti arrivavano fin sotto i balconi alti degli uffici dei giudici di pace- o sull’asse mediano, o ancora nelle vie tra Afragola, Caivano, Giugliano); ma era anche era apparso subito che in realtà il “miracolo” poggiasse su un equilibrio molto precario. Pronto a saltare ai primi ostacoli, in modo più o meno serio. E quindi eccoci qua. Dopo avvisaglie di breve durata, l’ “emergenza” più lunga della storia riesplode.

Perché la “Campania ha bisogno di un piano strutturale, che manca ancora”, è l’analisi del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, Gaetano Pecorella(cliccare qui per sentire la sua voce) (Pdl-ex avvocato di Berlusconi), che nella puntata di oggi di Storiacce anticipa anche i risultati della sua commissione sulla Campania.

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