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‘Ndrangheta-Stato, “scambi di regali”

Il vento è cambiato a Reggio Calabria. La ‘ndrangheta se ne sta accorgendo. E risponde. Come una bestia braccata.

Non più solo azioni sottotraccia. Non più solo il silenzio dell’immersione, la sicurezza di un padrone del territorio. Ora i clan sono passati a minacce plateali, forti. Alzano il tiro. Mandano messaggi? Puntano ad una trattativa? Fatto sta che, solo da gennaio ad oggi, una lunga lista di attentati e intimidazioni ha raggiunto i magistrati di Reggio. Le bombe “per” il procuratore generale, i proiettili per il procuratore capo, i bulloni dell’auto svitata. E ora un bazooka poco lontano dalla Procura: “una sopresa per Pignatone”, come ha annunciato una voce anonima alla Questura. Un “regalo” per chi dona la sua vita, alla lotta ai clan.

La ‘ndranghtea non ha più “la calma dei forti” e scalpita. Spaventata. Prima di approdare a Reggio Calabria, Pignatone – col suo aggiunto Michele Prestipino e il capo della Mobile, Renato Cortese – avevano messo fine alla latitanza di BernardoProvenzano. A tacer d’altri. E ora, come un terremoto sta sconvolgendo i silenzi delle cosche in Calabria. A prezzo anche di una vita, che non è più davvero tua. Ma almeno “condivisa” con la super-scorta che li segue. Scorta ai massimi livelli, che non li lascia neanche per un attimo. Mi è capitato qualche volta di camminare, al fianco di questi magistrati. Chiacchieravamo, ma era quasi impossibile – per me – riuscirci. Eravamo circordati: ho pensato alle loro vite. O meglio – a quel che resta delle loro vite, anche private. 

Vite donate al Paese. E il Paese sembra non volerlo sapere. Certo a Reggio, qualche giorno fa c’è stata una manifestazione di solidarietà ai magistrati. “Ma resta una grande tristezza per questa nostra terra”, mi diceva il pg, Salvatore Di LandroDi Landro (qui breve audio dell’intervista).