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Torino-Istanbul: un ponte col Bosforo

Una “madama torinese”; una mangiauomini turco-tedesca. Due donne diverse; due città all’apparenza opposte. Ma che si scoprono complementari: le ombre della prima si intravedono dietro i colori sgargianti dell’altra. E viceversa.

Torino e Istanbul sono le vere pratogoniste de “L’assassino qualcosa lascia”- di Rosa Mogliasso (Salani edit); e “Hotel Bosforo” di Esmahan Aykol (Sellerio). Così presentare i due libri insieme – al festival “La Passione per il delitto” – e chiacchierare con le due scrittrici, è stato anche un inusuale viaggio nell’anima di due queste metropoli. Che come due donne si svelano ciascuna a modo proprio. E si lasciano conquistare, ciascuna in modo diverso.

I colli di Torino, l’eleganza della sua alta borghesia, che non disdegna “i vizietti” di Piazza Castello. Le brume sul Po’ che fanno da contraltare ai vasti orizzonti del Bosforo. Che schiaffeggiano con la loro bellezza. Preludio di quel turbinio di sale da thé e ristoranti chiassosi, invece, in cui la Aykol ci porta nella sua indagine. Quello che più di tutto, Torino e Istanbul – come le due autrici e i loro libri soprattutto – hanno in comune, è una splendida, rara ironia. Ingrediente nient’affatto frequente. Non a caso, il libro della Mogliasso – storia di un terribile delitto nei segreti più inconfessabili di una famiglia “perbene” – ha conquistato la torinese Luciana Littizzetto. Che presentandolo, si è divertita, raccontava la Mogliasso, in un filologico distinguo tra la “madama torinese” e la “sciura di Milano”. Due ottimi esordi.