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Ultime da Reggio. Destinatari, pm e cronisti

“Le cosche sono spaventate”. La voce di Michele Prestipino arriva -stanca- dall’altra parte del telefono. Per lui, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, come per il suo capo, Giuseppe Pignatone, e per gli altri colleghi, si è appena chiusa una delle settimane più difficili. Aperta con un bazooka, lasciato a 300 metri dalla Procura.

I boss hanno paura e colpiscono. Colpiscono chi li aggredisce e chi parla di loro. Mandano bombe ai magistrati. Spediscono messaggi e intimidazioni ai giornalisti. “Si sta rompendo il cono d’ombra, in cui la ndrangheta è rimasta per anni”, registra Prestipino. Preoccupato soprattutto per le intimidazioni ai cronisti.

Storiacce di questa settimana è un viaggio nella ‘ndrangheta, dalla punta alla testa dello Stivale: nelle sue regole, i suoi silenzi e le sue prime crepe.