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Il tempo lunghissimo di un minuto

Un minuto. Quanto dura un minuto? Poco, almeno nelle intenzioni, quando chiediamo un altro po’ di tempo, ma assicuriamo che sarà “solo un minuto ancora”. “Un minuto e scendo”, rispondono spesso le donne al citofono, quando l’ora dell’appuntamento è arrivata, mentre il soprabito è ancora più che lontano. In radio, in un minuto si racconta anche un’inchiesta, una storia, una battaglia. E’ lento e lungo un minuto, se lo si attraversa davvero.

E’ infinito un minuto, se si resta stesi a terra, mentre una folla ti passa distrattamente accanto. Un minuto è rimasta, accasciata su di sé,  Maricica Hahaianu, l’infermiera rumena, in coma per un pugno durante una lite, per la fila per il biglietto. In un minuto, decine e decine di persone hanno camminato nella stazione Anagnina, della metro di Roma, senza “vedere il corpo della donna”. Il video è agghiacciante: un uomo seduto su una panchina si alza e se ne va, un’anziana signora con le borse della spesa fa finta di nulla; un uomo quasi la travolge, ma passa oltre. Come fa anche una coppia di fidanzati. Tutti affetti da indifferenza.  A Roma, come a Milano.

Qui, nel capoluogo lombardo, “numerose persone” hanno assistito all’aggressione di un tassista, che aveva investito un cane, senza “però poi collaborare con le forze dell’ordine”, racconta il capo della Mobile, Alessandro Giuliano. Perchè? Il primo che ha raccontato qualcosa si è ritrovato l’auto bruciata. Tutto è successo poco lontano, dal quartiere dove a fine agosto un agente era stato aggredito da una ventina di persone.

Silenzi e ritorsioni. Omertà. Chissà se il capo della Mobile avrà pensato ai “silenzi”, con cui si è dovuto scontrare il padre – Boris– in tutta la sua vita, a Palermo, prima di essere ucciso dalla mafia. Silenzi diversi, ma sempre silenzi. Che oggi ritroviamo nel cuore delle nostre città. Che non vedono, non sentono. Non parlano. E soprattutto, non aiutano.