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La notte dei morti viventi

Corpi da inchiodare alla terra. E al loro destino. Di morti. Perché non “tornassero” tra i vivi.

Corpi straziati e maledetti. Coperti, torturati, mutilati. Puniti e poi nascosti, secondo rituali tutt’ora misteriosi. Il sottosuolo restituisce orrori. E segreti. Anche a migliaia di anni di distanza. Capita così che a Bologna i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità portino alla luce un “cimitero di reietti”: decine di quelle che gli studiosi chiamano “sepolture anomale”. Scheletri di epoca romana, tra primo e secondo secolo, pieno impero-quindi, che raccontano di atroci morti, di sevizie dettate da ragioni ancora da scrutare. Di corpi, con i piedi tagliati; o inchiodati, perché non ritornassero sulla terra. Di rituali – come i rospi decapitati accanto ai resti di un bimbo- ancora da decodificare. Quello che sorprende gli studiosi è  l’alta concentrazione di queste sepolture. Che cosa c’era fuori dalle mura dell’antica Bononia? Non ci sono ancora risposte, stando a quanto leggo in un articolo di Valerio Varesi su Repubblica.

In questi giorni di “orrori in diretta” da Avetrana, sul delitto di Sarah Scazzi, ritrovando questo articolo mi sono chiesta: quanti segreti, più o meno incoffessabili, più o meno lontani, custodisce la terra sulla quale camminiamo?