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Lea, donna in fuga

Lea, “donna in fuga”, rapita. Torturata. Uccisa, perché aveva parlato. Sciolta nell acido, perché non restassero tracce. E tutto questo, nel centro di Milano.
Il gip lo dice chiaramente: quello che e’ successo a Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia, è un caso di “lupara bianca, in una zona elegante e centrale di Milano. Sotto gli occhi di ignari passanti”. Un’ espressione- lupara bianca- che evoca ” situazioni e contesti sovente (ed erroneamente) – sottolinea il giudice, Giuseppe Gennari – creduti ben lontani dalla realta’ cittadina”.
E invece tutto succede a poche centinaia di metri dal Duomo. Lì- all’Arco della Pace, zona di locali e passeggiate- Lea viene rapita. Poco distante da lì, c e’ la piazza (Baiamonti) usata come centro di controllo di tutti i traffici di droga; e ancora qui a Milano, non in calabria le cosche gesticono gli appalti abusivi delle case popolari. E sempre qui, nel cuore della capitale economica d’Italia, si infilano negli appalti della metro5. Qui, nel centro della città, tra aperitivi e locali trendy; fanno sparire una donna, che aveva scelto “di uscire dalla famiglia e parlare”. Aveva parlato della spartizione delle piazze della droga e dei delitti ad essa funzionale.
E per questo, l’ex marito- Giuseppe Cosco, già in carcere – ha deciso e voluto anche il suo: perché non ostacolasse la sua “ascesa nell’organizzazione”, con le sue rivelazioni ai pm. Tutto però doveva passare per una fuga d’amore. “Lea ha tradito” – doveva essere la vulgata da consegnare a parenti e compaesani: una versione che metteva al riparo l’ ex marito da rappresaglie. Un delitto d’onore lo avrebbe capito e appoggiato anche la stessa famiglia Garofalo. E così come “l ortodossia mafiosa vuole”, Cosco erano andato fin in Calabria a chiedere l’autorizzazione.

Lea ha parlato. E ha pagato nel peggiorer dei modi, perché la ndrangheta non perdona. Anche Denise-la figlia di Lea e del suo assassino – lo sapeva. La figlia, a cui erano state impartite “direttive precise”, dopo la scomparsa della mamma. Direttive che lei stessa conosceva già: “devo stare zitta, se no fanno sparire pure me”, diceva in un’intercettazione.

Cos’altro deve succedere perché ci si renda davvero conto che è Milano feudo di ‘ndrangheta?