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Tre anni, posteggiatore: bambini d’Italia

Nessuna parola. Un cenno della testa del padre. Lui capisce. E va. Sicuro.

Si avvicina, tende la mano. E aspetta la sua moneta. Avrà tre, quattro anni al massimo. Ma è è già avviato sulle orme del padre: posteggiatore abusivo.

Ho scattato questa foto – mesi fa – a piazza Risorgimento, una delle principali di Benevento. Vedete quel bimbo con la canottiera e le scarpe rosse? “Fatica” insieme al padre, seduto su una sedia di plastica poco lontano – riscuotendo una tassa per ogni auto che si ferma.  E così stava facendo anche con questa coppia. Con un figlio, di poco più piccolo del baby boss della piazza.

Mi sono ricordata di questa vecchia foto, vedendo sabato sera 1960- il film/documentario di Salvatores. Quinti bimbi in quelle immagini di 50 anni fa: una folla di bambini, nei vicoli dei paesini del sud; un’onda di piccoli che si tuffano al mare; marmocchi con gli occhi sgranati davanti al circo o alla prima tv. Ma anche tanti bambini, baby-baristi nei vicoli di Napoli. Come tutt”ora può capitare di vedere.

Ma 50 anni dopo, girando soprattutto per i borghi del Sud, l’Italia sembra (o meglio – è) un Paese senza più figli. Davanti a quelle scene in bianco e nero, vien da chiedersi “dove sono finiti tutti quei bambini?”. Però, i baby baristi sono sopravvissuti. E si sono anche adeguati al tempo. Diventando baby posteggiatori