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La Halloween quotidiana di Napoli

Bastano pochi scalini. E il regno dei vivi incontra quello dei morti. E “non capisci più dove finisce l’uno e inizia l’altro”, come scrisse Italo Calvino.

Sarà perché in mezzo tra Sopra e Sotto c’è una delle pietre più friabili – il tufo (come mi ricordò Erri De Luca in una bellissima chiacchierata) – ma in poche altre città come Napoli, il fiato della morte è tutt’uno con l’esplosione della vita, si mescola all’odore delle friggitorie e all’ ammuina dei mercati, che a sua volta scende nei silenzi delle cripte. E colora cave e ipogei, di biglietti, fiori, luci e pure insegne luminose. Ciascuna, gravida di sogni, ansie e desideri di ogni giorno. Da affidare all’intercessione di qualcuno – là sotto. Funziona così: un vivo adotta un morto, assicura cura ai suoi resti e preghiere alla sua anima, che a sua volta lo ripagherà esaudendo le sue richieste.

In questa notte di streghe e zucche, ripenso a Napoli. A Lucia, la sposa a cui si affidano soprattutto le partorienti di via dei Tribunali, o al teschio con l’occhio nero del Cimitero delle Fontanelle, a quello del Capitano e a quello “miracolato” che suda, alle ossa degli amanti e a quelle dei pezzentelli. Napoli e le sue anime del Purgatorio. Ripenso al fatto che quando fu chiusa la Chiesa di Santa Maria ad Arco del Purgatorio, una sorta di sommossa popolare, soprattutto femminile, ne impose la riapertura. E nonostante sui muri campeggi l editto della Chiesa, che bandì il culto delle anime del Purgatorio, i fiori freschi  non mancano mai davanti al teschio col velo. Come i biglietti di chi cerca marito. O vuole la liberazione del parente incarcerato. Ripenso al fatto che negli anni ’50 dovettero introdurre un autobus ad hoc, tale era il numero di persone che andavano al Cimitero delle Fontanelle, alla Sanità. A Napoli, è come se fosse sempre il giorno dei morti. Perché ogni anfratto è come un accesso all’Ade. E sarà anche per questo che all’ombra del Vesuvio, appunto!- fatalismo e rassegnazione tingono dei colori della vita, anche il pensiero della morte.

Ho attraversato e amato la “Terza città, Napoli sotterranea” (qui l audio di un viaggio che per me fu metafisico quasi, tra “quelli di sotto e quelli di sopra”-come dicevano gli antichi greci), grazie soprattutto a chi me la fece scoprire e poi a due amici carissimi che condivisero i loro tesori.