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Dilma e Ruby: dal Brasile alla Suburra del bunga-bunga

 

Il Brasile festeggia la sua prima presidente in gonna, Dilma Roussef. Il terzo capo di Stato donna dell’America del Sud.

Nel frattempo, in Italia…. 

Ruby compie 18 anni. E passeggia per Portofino, in attesa di festeggiare nel privé dell’Albikokka.

A Palermo, un’altra donna racconta di altri festini, tra droga e sesso (Il rock and roll è solo per le coronarie della politica): Perla Genovesi, già assistente parlamentre di un ex senatore, toglie il velo ad altri incontri ad alta temperatura – e prezzo!- tra politici ed escort.

“Caesar habitavit primo in Suburra”, Cesare abitò dapprima nella Suburra, scrisse Svetonio. Lo riprende Filippo Ceccarelli nella prima pagina della sua “storia breve di due anni indecenti”, “La Suburra” (Feltrinelli)- appunto, citando un articolo di Eugenio Scalfari:

“Ai tempi della dinastia Giulio-Claudia, la Suburra era un quartiere e una strada, a poche centinaia di metri dalla casa imperiale. (…)Era un quartiere popolare e malfamato, ma non mancavano case patrizie e di liberti arricchiti, circondate da taverne, bordelli, bische, fondachi, abitati da lenoni, preostitute, commercianti, ladri, tagliagole e anche da qualche persona perbene. Così era il cuore di Roma di allora. (…) Da allora, la parola Suburra acquistò anche un significato traslato, denominò un degrado sociale e morale, coesistente con la forza e la dignità dell’imperium. La Via Sacra sulla quale passavano le legioni vittoriose e i loro comandanti, correva in perpendicolare rispetto alla Suburra”.

Una storia che dovrà arricchirsi dell’appendice del bunga-bunga, espressione entrata d’impeto nel parlar comune. E finita pure nei comunicati con dati economici di associazioni serie.

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