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Pompei: voragini, crolli, trivelle. Ecco le foto

Teli bianchi, sulle Vittorie che recavano armi. Su quel che resta di quadretti di Venere o di Mercurio e Bacco. Macerie, al posto di iscrizioni elettorali. Solo polvere, laddove prima erano trofei. Dopo aver visto le foto di affreschi e dipinti (in coda la documentazione consegnata alla Commissione Cultura della Camera), stare davanti alle transenne che chiudono gran parte ora del lato sinistro di via dell’Abbondanza – dove i miseri resti della Schola Armaturarum giacciono coperti da lenzuola bianche – è stato un po’ come entrare in una stanza mortuaria.

 Ma ancor peggiori sono state le “scoperte”, una volta superate- con un semplice gesto della mano- le esili cordicelle che delimitano il percorso sui decumani: qui la voragine, dietro la Domus della Venere in Conchiglia, lì gli intonaci caduti, nella casa del Citarista (aperta al pubblico), da una parte l’ immondizia dimenticata di vecchi cantieri, dall’altra i muri pericolanti della via Nolana (il nucleo più anticio, di epoca sannitica di Pompei).

Pompei a nudo, nelle sue fragilità, ferita con crepe profonde e verticali, che le solcano la pelle. Violata, nei suoi luoghi – un tempo più sacri, come il tempio della Fortuna Augusta, dove una staccionata caduta da mesi, lascia al libero calpestio, l’atavico altare. “Le segnalazioni c’erano, bisogna chiedersi perché non hanno trovato riscontri”, lamenta Carmela Capaldi, che insegna archeologia greco-romana e che ci ha accompagnato in una passeggiata nell’antica Urbe. E le segnalazioni riempiono il registro dei custodi degli scavi, che vi abbiamo raccontato su Radio24.

“Pompei non è Disneyland”, ha detto davanti ai mega pannelli che pubblicizzano “Pompei viva”, una delle tante iniziative promosse dentro gli scavi e che, secondo molti esperti, hanno quanto meno “distratto” l’attenzione e le risorse dall’oscuro lavoro di manutenzione. Negli scavi, il dito è puntato soprattutto sul resturo del Teatro Grande: sui costi (oggetto anche di un esposto), sul risultato (“che ha stravolto l’originale”, contestano gli archeologi), sui mezzi usati (anche bobcat e martelli pneumatici: nella galleria anche queste foto). 

Mentre registravamo l’intervista con la prof Capaldi su via dell’Abbondanza, passanti plaudivano alle sue parole e turisti le chiedevano spiegazioni sui ceppi usati per attraversare le strade. In lontananza, la babele di voci di turisti si mescola, dietro gli ombrelli colorati delle guide, entra in lupanari e taberne.  Accompagnata dal guaito dei cani randagi. Che a Pompei, quasi sono vincolati, come i ceppi su cui amano fare la pipì. “Poteva scapparci il morto”, denunciano i sindacati degli scavi. Solo poche ore prima del crollo della Schola, due vigilanti erano entrati all’interno dell’edificio, per timbrare il giro di ronda.

Al tramonto, la luce del sole fa brillare l’oro del tufo.  Sotto al peristilio del foro, i cani abbaiano. Rimbomba nei vicoli l’eco dei passi. La malinconia è ovunque. Pompei aspetta l’alba di un giorno migliore. Magari, grazie ad un mecenate, come l’americano che ha cambiato le sorti di Ercolano, come ci ha raccontato la direttrice degli scavi, Maria Paola Guidobaldi.  E magari grazie a quella silenziosa attività di manutenzione, contraria alla cultura dell’emergenza, contestata da 17 sovrintendenti, in una lettera al ministro Bondi 

Qui, qui e qui, alcune delle voci di Pompei, andate in onda su Radio24.

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