Radio24 | Il Sole 24 ORE

Cafiero: “non adeguato il paragone di Saviano”. Lo scrittore, il ministro, il pm. E la lotta ai clan

Che succede se “i buoni” si mettono a litigare? Che gli altri festeggiano.  Ed è per questo che Federico Cafiero de Raho, procuratore aggiunto di Napoli- che ha coordinato l’inchiesta sulla cattura del boss Antonio Iovine-invita “Saviano e Maroni a superare la polemica”. Allo stesso tempo, pur riconoscendo ad entrambi “l’impegno contro la criminalità”, Cafiero (cliccare qui, per ascoltare un  breve estratto dell’intervista, dedicata soprattutto a Iovine e ai casalesi in onda domani alle 13.30 in Storiacce. Ospite anche il giudice della prima sentenza Spartacus, Raffello Magi) bolla come “non adeguato” l’accostamento, fatto dallo scrittore, tra le parole del ministro dell’Interno e quelle del boss Sandokan.

Tutto partiva dal tema delle contaminazioni al nord e del dialogo delle cosche coi politici, “e con la Lega”, evocato da Roberto Saviano, nella trasmissione “Vieni via con me”.  E contestato dal titolare dell’Interno.

Al di là delle polemiche, questi i numeri. Con 184 casi, la Lombardia è la terza Regione italiana per aziende confiscate alle mafie: 120 solo nella provincia di Milano e quasi nessuna delle altre è esente. Numeri che confermano- se mai ce ne fosse bisogno – come neanche sia corretto parlare di infiltrazioni. Ma di presenza radicata e stabile delle cosche, soprattutto calabresi, al Nord. Sotto al Duomo. Storiacce se ne occupa da anni (e per inchieste sulla ndrangheta a Milano, Storiacce ha avuto una menzione al premio G.Vergani nel 2009 ed è stato tra i vincitori del premio nazionale Cronista dell’Anno). Vi abbiamo raccontato di come ignari pastori d’Aspromonte siano diventati prestanome di una  banca svizzera, per conto della ‘ndrangheta. Dei fiumi di droga, smistati sotto al Duomo. Del ruolo e del peso della Lombardia, nella galassia ndranghetista, del suo esercito e delle sue decisioni, in pranzi a base di nduia. Dei segnali di infiltrazioni nei lavori dell’Expo. E pure del caso di lupara bianca.

I fatti e i numeri sono ben chiari. E la relazione della Direzione Investigativa Antimafia è stata firmata proprio dal ministro dell’Interno, a cui- ad esempio- lo stesso procuratore Cafiero riconosce “nella guerra ai casalesi, il grande impegno, l’aumento di organico delle forze dell’ordine, la sua presenza”. Insomma, è il classico litigio sul nulla: tra due persone che stanno dalla stessa parte.