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La Sirena abbandonata: cartoline da Napoli

Col Maschio Angioino sullo sfondo. Coi vicoli dei Quartieri Spagnoli in prospettiva. Dietro Piazza Municipio o poco lontano dai decumani, intorno a Santa Chiara. La collina che diventa spartitraffico in via Marina, il cumulo che diventa barriera dietro piazza Borsa. Tristi cartoline  da Napoli mi continuano ad arrivare in questi giorni, anche dopo essere tornata dall’ultima trasferta “monnezza”. Sono cartoline con messaggi di rabbia, incredulità, stanchezza e dolore degli amici che abitano a Napoli. Lo sconcerto, stavolta, prende il soravvento anche sul tradizionale fatalismo e sulla tendenza alla rassegnazione, di una città che convive da quasi due decenni ormai col dramma dell’ immondizia. Napoli oggi è come una donna, bellissima, ma col viso deturpato da una malattia. E’ stato difficile- triste- per me raccontarlo, nei vari reportage, come questo (cliccare qui: Napoli Reportage)

Girare per strade e vicoli, entrare nel suo corpo più intimo, perdermi tra le budella della città che sento più mia e l’ unica che riesce – sempre e comunque- ad incantarmi, mi ha lasciato- stavolta- una tristezza infinita. Pari solo alla rabbia. Perché? Perché continuano a litigare, senza riuscire a trovare una soluzione seria, strutturale, concreta. Definitiva, anche se questo è un aggettivo che stride con la città. Perché la gente, oltre a ripeterlo nelle interviste, non inizia a urlarlo anche per strada che non accetta più di vivere così?

Napoli ora sta vivendo come quest’ homeless, che ho intervistato in via Medina (due passi da Piazza Municipio e dal Maschio Angioino): il suo giaciglio è lì, su quello scalino. Difronte ad uno dei cumuli più perniciosi e resistenti di immondizia. Lui allarga le braccia, rassegnato. E continua a dormire lì. Poi, “quando diventa impossibile- mi dice, con estrema naturalezza – mi sposto. Ci vuole pazienza….”. Ma forse si può anche avere il diritto di non averla più. La pazienza.