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Terremoto: l’album dei ricordi

 

1) Da Catia Caramelli, Avellino. Collega di Radio24

Avevo pochi anni, ma quel 23 novembre non lo dimentichero mai.

Il cielo aveva un insolito colore. Sembrava di fuoco.

Mio padre era andato a vedere la partira dell’ Avellino, io e mia mamma invece eravamo a casa dei nonni, quarto piano senza ascensore. Giocavo con dei giochini nella vasca da bagno. Ad un tratto, un boato terribile, sembrava una bomba. Ricordo esattamente il dialogo tra mia mamma e mio nonno che le disse” stiamo sprofondando” e ci fece mettere sotto gli archi.

Quando tutto sembrò aver fine, aspettammo per uscire: mio nonno temeva una frana nella scale.

Poi comincio’ la conta terribile dei parenti e degli amici. I telefoni cellulari non esistevano, le linee dei fissi andate in tilt. Costrinsi mia madre a tornare su, come avrei potuto fare senza il mio amato giocattolo. Ci ritrovammo tutti nel piazzale antistante ad una chiesa, dormimmo,si fa per dire in macchina. Ma era solo l inizio dell incubo.

Le scosse si ripetevano, le abitaziobi erano inagibili, la città un cumulo di detriti. Dai paesi dell Irpinia arrivavano notizie di morte e devastazione, in tanti non c erano più: il papa del mio compagno di classe, il marito della mia maestra, famiglie divise da un lungo minuto.

Per mesi abitammo in campagna, eravamo in tanti, ci sembrava cosi di affrontare meglio il terrore, i più anziani andavano a dormire vestiti, la valigia sempre pronta, il ruolo di vedetta.

La scuola era inagibile, a me toccarono i turni di pomeriggio, fino a quando in febbraio, quando lentamente stavamo tornando alla normalita’, la nuova terribile scossa che porto’ via quel poco che era rimasto, terrorizzando chi ormai aveva capito di che nemico si trattasse.

Potrei andare avanti con tanti altri ricordi, ma bastano questi a far capire che il terremoto dell Irpinia non è stato solo lo scandalo della ricostruzione,dei soldi gestiti dalla camorra e tolti a chi una casa non l aveva più. Il terremoto dell’ Irpinia e ‘ stato soprattutto un dramma per una intera comunita, che ancora oggi ne paga le conseguenze.

2) Da Gennaro Grimolizzi, Basilicata

Ricordo tutto perfettamente anche se avevo solo tre anni. Una domenica sera dai mie nonni, in pieno centro storico a Barile, in provincia di Potenza. Mio zio, seduto sul divano, era intento a vedere il “Novantesimo minuto” di Paolo Valenti. Fu il primo ad accorgersi dei primi singhiozzi del sottosuolo, pochi istanti e …poi il boato, la corsa in strada. Ricordo ancora tutto alla perfezione, anche come era vestito mio fratello: lui, quattro anni più grande di me, piangeva, mentre io, impietrito, non dicevo una parola. Non dimenticherò mai i lampioni che si usavano una volta, nei nostri paesini, mentre volteggiavano paurosamente. Erano appesi ad un grosso cavo che si estendeva da una parete all’altra delle case. Gli adulti si misero in cerchio attorno a me e mio fratello, in strada, per proteggerci. Mio padre ci stava raggiungendo e durante la scossa notò le case muoversi come scatolette di cartone. Si toccavano quasi. La prima notte la passammo nello spiazzale della stazione, dormendo nella nostra “Millecento” Fiat bianca. Da quel giorno nulla fu come prima. Le prime notizie della tragedia iniziarono a circolare solo nel tardo pomeriggio del 24 novembre, sentendo il giornale radio. Oggi in Basilicata l’eredità del terremoto è ancora visibile. A Potenza è sorta una baraccopoli: si chiama “Bucaletto” e la persone vivono in pochi metri quadrati. Molti giovani, nati dopo il 23 novembre 1980, non sanno cosa significhi vivere in una casa di cemento armato e ben riscaldata. I circa seicento container sono la testmonianza che non tutto è stato fatto per tutti. A trent’anni dalla tragedia.

3)  Qui le testimonianze di altri colleghi, come Daniele Biacchessi che visse quel sisma da cronista

https://www.radio24.ilsole24ore.com/blog/biacchessi/?p=226

ps. A volte un pensiero privato, a volte una sola immagine, a volte un fiume di ricordi e riflessioni: come messaggi in bottiglia, mi stanno arrivando tante mail o commenti su fb sul terremoto. Ci sono ancora frammenti che riemergono da quelle macerie.