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Alla ricerca dell’acqua perduta: voci dal Cilento

Chi già ce l’ha, chiama i parenti. E festeggia. Gli altri aprono il rubinetto. E aspettano. Aspettano la prima goccia, dopo 13 giorni. A Santa Maria di Castellabate, Salerno, proprio in queste ore sta “tornando l’acqua”. Dopo la grande sete, che prosegue invece in altri paesi del Cilento. 15 comuni, mezzo milione di persone in totale, senz’acqua dal 10 novembre, a causa della rottura di un tubo dell’acquedotto durante l’ultima alluvione del Sele. “Abbiamo fatto un accordo con la Consac di Vallo della Lucania, per 40 giorni e 47.200mila euro”, elenca Costabile Maurano, sindaco di S.Maria d Castellabate. Quello di Benvenuti al Sud. Si sente la soddisfazione nelle sue parole.

Stare senz’acqua non è impresa facile: senz’acqua per cucinare, fare la doccia o la lavatrice, come miì ha raccontato questa gente ad Agropoli (qui loro brevi racconti). Il danno non è stato ancora riparato: quel pezzo lo può fare solo l’ Ilva di Taranto e ci vuole tempo. Si pensa ad un bypass nell’acquedotto, ma anche quello è ancora di là da venire. E allora, ciascuno si arrangia a trovare proprie soluzioni.  

Il mal tempo rende ancora complicato andare più volte al giorno, con le taniche, davanti alle cisterne, per raccogliere un po’ d’acqua. Quella foto è ad Agropoli, il centro più popoloso tra quelli rimasti a secco. D’estate qui, come in diverse zone della Campania, l’acqua viene razionata. Quasi tutto per questo hanno un’autobotte e comunque hanno imparato a fare i conti con la mancanza d’acqua. E con le emergenze in generale. Forse per questo, non hanno fatto sentire molto la loro voce. Perché si sono “arrangiati”. Ma torno a dire: se mezzo milione di persone fosse rimasto totalmente SENZ ACQUA dal rubinetto- in centri più grandi – sarebbe stato lo stesso? Immaginate la vostra giornata senz’acqua, in casa. E poi forse ci si rende conto di cosa sia stata quest’emergenza.