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Da Medea a Cogne: il Fattore H nella cronaca

 

“(…) E Medèa, l’infelice, abbandonata, ad alta voce i giuramenti invoca, e della destra la solenne fede; e del ricambio che Giasone or le offre, a testimoni gli Dei chiama. E giace, sfatte le membra nel dolore, e cibo non prende, e tutto il dí si strugge in lagrime, poiché si sente dal consorte offesa, né l’occhio leva, né distoglie il viso mai dalla terra; e, come rupe, o flutto marino, degli amici ode i conforti (…)”. Euripide, Medea, vv 24-34.

La notte in cui mi spedirono a Cogne, ripensai a Medea. All’epoca, forse, ero ancora più una studiosa di tragedie greche, che un’inviata. Per questo, mentre guidavo verso i monti della Val d’Aosta e cercavo di immaginare le ragioni e le condizioni che potessero portare una madre (questa l’accusa, confermata poi fino in Cassazione) ad uccidere il figlio, mi ritornarono in mente i versi della nutrice, nel prologo della tragedia di Euripide. (Anche se, mi sono concentrata soprattutto sull’ “Esodo nella tragedia greca”-titolo della mia tesi di laurea) 

Anche per questo, sento molto vicino il titolo scelto dall’Università di Trento, per un incontro che farò domattina con gli studenti: “Da Medea a Cogne”. Sarà uno degli appuntamenti organizzati dalla Facoltà di Lettere, sulle “professioni degli umanisti”. “Il Fattore H” mi accompagna da sempre: con la biblioteca di casa, ricca di classici greci e latini; con quell’odore, che ancora ricordo, di una carta tanto pregiata, quanto delicata; con la fronte corrugata di mio padre, con cui ho imparato l’alfabeto greco e prima ancora il “Padre Nostro” in latino. Con i suoi racconti di quello zio, professore di Latino e Greco nella Napoli degli anni della Guerra, che parlavano di una scuola e di Università che non esiste più. E poi i confronti al momento di scegliere la Facoltà. Il bivio, il Fattore H-la passione per il Giornalismo: due strade, che sono riuscita ad unire, alla fine.

E che mi porteranno domani fino all’Università di Trento. A rispondere alle curiosità degli studenti. Ma anche io ne ho una da soddisfare: perché a Trento l’onda delle proteste universitarie non è arrivata? Cosa pensano questi studenti delle manifestazioni, che oggi stanno attraversando mezz’Italia, occupando piazze e autostrade, dopo i monumenti? 

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