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Gli studenti e il futuro

“Senza la protesta, come facciamo sentire la nostra voce? Noi studiamo, poi usciamo da qui e dove andiamo?”

La neve scende fitta a Trento. Fuori dalla finestra, il parco e il monumeto ad Alcide De Gasperi (tra i più “kitsch d Italia”, secondo Gillo Dorfles) e’ bianco. E nel candore di un paesaggio innevato, l interrogativo di questo studente e’  l’ ansia di una generazione. La generazione schiacciata. Chiusa nello spazio angusto dei banchi, senza facilmente poter andare dall’ altra parte. E forse anche per questo scende in strada. La protesta degli studenti a Trento non blocca stazioni, né lezioni. E’ negli spazi occupati della Facoltà di Sociologia e si tradurrà in momenti di incontro tra rettore, studenti e ricercatori. Ma anche se non e’ esplosa-come altrove- la senti nell aria, la voglia di protesta, nella volontà dei ragazzi di confrontarsi, parlarne. Ed e’ bastata una domanda, perché le mani nell’aula cominciassero ad alzarsi in contemporanea e più numerose. I ragazzi hanno voglia di discutere, perché dietro i cortei e le manifestazioni contro questa riforma dell’Università, ci sono in realtà i grandi interrogativi di una generazione, che da quando e’ nata si sente ripetere il suo destino da precaria. E chissà poi precaria di quale professione. Ed è questo ciò che bisogna cogliere: dietro le urla e gli slogan, c’è un disagio più ampio e profondo, da abbracciare età diverse e ragioni differenti. E che per questo può andare ben al di là dell’ approvazione del ddl Gelmini e delle valutazioni su quel testo, su cui molti tecnici pur evidenziano dei tratti positivi.  Ma delle risposte e’ necessario darle, a questi ragazzi pieni di energie e di idee, proprio perché a fare le domande sono quegli studenti che nelle aule sono abituati a studiare.

Nevica a Trento, da ore, dalla sera prima, ma la mia aula e’ piena. C e’ la giornata dedicata al Fattore H, a quei cari “polverosi” studi umanistici, capaci di portare in varie direzioni e fino alle più moderne mete. Sono stata particolarmente lieta di quest invito: ho amato i miei studi sul mondo antico, li ho sempre considerati parte di me. Ci sono altri colleghi, molti rappresentanti di case editrici, creativi del web, esperti di fotografie d arte, manager. E i ragazzi sono qui, per una giornata intera, ad ascoltare, a fare domande. A cercare di immagazzinare stimoli, percorsi, tracce e caso mai contatti, per il loro futuro. “Un dibattito in un momento di tensione per il mondo universitario. E per andare dove?”, mi chiede un collega di radio Trento in un’intervista poi. Gia’ per andare dove? in questo momento di difficoltà, sono ancora più convinta che l’ indirizzo lo fornisca la passione che “toglie gran parte della difficolta”, come recitava Erasmo da Rotterdam. Ed e’ quello che ho cercato di comunicare nelle risposte alle tante domande di quei ragazzi dai visi puliti e gli occhi brillanti. Mi hanno chiesto della gerarchia delle notizie, del ruolo dell’ inviato, degli studi sul teatro greco e il lavoro sulla cronaca giudiziaria. Dell’ alluvione del Veneto e dell’ emergenza rifiuti in Campanoa. Di codici, master, blog e facebook. Si erano prenotati da tempo, per partecipare agli incontri. Perché gli studenti, al loro futuro ci pensano. E per questo studiano. Però poi succede che imparano, caso mai dai filosofi che qui traducono, a farsi anche delle domande. E a quel punto, si aspettano risposte. Doverose. E non solo e non tanto sul ddl Gelmini, ma sull’indirizzo del loro futuro.

Ps alcuni studenti si sono confrontati sulla liceità o meno di proteste che bloccano gli spostamenti o impediscono ad altri di partecipare a lezioni o ad esami. Di una protesta che e’ un diritto, ma che non può ledere quelli altrui. Le opinioni si sono confrontate e ciascuno e’ uscito dall aula con una prospettiva in più. L’ Universita e’ anche questo.

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