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Calabria, Strill…i di libertà

Nella terra dove ai giornalisti bruciano le auto e mandano proiettili come regalo, aprire una bacheca online di informazione libera può essere un piccolo gesto rivoluzionario. Perché se oggi un cittadino semplice denuncia la costruzione abusiva o la discarica del vicino – di chiunque sia – domani sarà spinto a parlare anche difronte a delitti o affari sporchi.

 “Come in una sorta di agorà, tutti hanno la possibilità di denunciare ciò che non funziona”. Giusva Brancati è uno dei direttori di Strill.it (qui l’audio del servizio, seconda tappa del viaggio di Radio24 nei segnali di primavera calabrese) l’hanno chiamato così questo portale, perché con un imperativo –in finto inglese–invitasse a strillarlo, ma davvero, tutto ciò che non va. “Abbiamo segnalazioni di amianto, di discariche abusive, poi c’è tutto il filone degli scarichi a mare illeciti: per troppo tempo, fatti i fatti tuoi, ma chi te lo fa fare, è stato l’imperativo principe”, elenca Brancati(qui l’audio dell’intervista)

E’ cresciuto nei numeri e nei titoli– questo sito, che raccoglie le voci dei giovani. E di chiunque abbia preso il vizio di parlare. Una risposta opposta—rispetto all’alzata di spalla– ben più gradita alle cosche. Una risposta, che “fa tabula rasa delle logiche di ndrangheta”, avverte Raffaele Mortelliti, riprendendo un altro loro slogan. “C’è la voglia di azzerare le dinamiche, che hanno fatto della Calabria un posto dove non si vive bene”, dice. 

“Invertire la rotta” o “fermare la deriva” – come dicono questi due capitani coraggiosi – vuol dire far capire che “non puoi pensare solo al tuo interesse. E’ come se ti compri un bel vestito e poi cadi in una pozzanghera. La qualità della vita di un singolo dipende anche da quella collettiva”. E’ qui la svolta da cercare, in un modo di pensare diverso, dove quello che ci circonda non è più qualcosa di estraneo alla nostra vita. Ma parte di essa. E se quel che ci circonda è anche il malaffare, bisogna togliersi i paraocchi, i paraorecchi. E i cerotti dalle labbra.

La primavera in Calabria, la fanno anche le parole. E non a caso il 40% (secondo l’ultimo rapporto Ossigeno) dei cronisti minacciati in Italia, lavora lì.