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In Calabria tornano i giovani

“Questa terra è mia, non degli ndranghetisti”. La voce tremolante  di Rosanna Scopelliti –  figlia del giudice ucciso dalla ‘ndrangheta – mi è sembrata come lo squillo di tromba, prima di una battaglia: quella dei giovani calabresi, per tornare a impossessarsi del loro territorio. Ed è per questo che ho scelto questa rivendicazione – pronunciata su un palco davanti a centinaia di facce aperte e occhi luccicanti – per aprire la terza puntata del mio viaggio, nella primavera calabrese, dedicata alle associazioni (qui l’audio). Associazioni, come quella che con la forza di una provocazione, si è ripresa le piazze- Ammazzateci tutti. La determinazione di questi ragazzi è autentica e il loro entusiasmo travolgente. Hanno risvegliato e contagiato sempre più coetanei, in Calabria e fuori: qui- in Lombardia (con Massimo Brugnone), portano i ragazzi ad assistere alle udienze dei processi contro i clan, per far prendere loro coscienza della presenza dei boss. E dei loro guasti.

L’ultima sfida di Ammazzateci tutti è volta verso la riapertura delle indagini sul delitto Scopelliti. E i segnali- in questa direzione- ci sono. Di sicuro, c’è la passione  e l’impegno – prima di tutti di Aldo Pecora (qui l’audio)- inventore dello slogan- e ora autore del libro “Primo Sangue” (Bur), proprio sul delitto Scopelliti (presto lo farò incontrare ai lettori del blog e agli ascoltatori di Storiacce)

Con loro, dopo l’omicidio Fortugno, la Calabria ha come riscoperto di avere  dei giovani.  Giovane e deteminata, è anche la coraggiosa presidente del comitato Donne di San Luca, Rosy Canale (qui l’audio dell’intervista). Nel paese che porta la lettera scarlatta di essere la patria delle cosche calabresi, quelle che subiscono di più questa vita sono le donne: per il mondo, sono solo madri, mogli, figlie dei boss. Lì sono semplicemente donne, troppo spesso, con gli abiti di lutto. Troppo spesso, senza un lavoro, né un’occasione di incontro. Chiuse in casa. Per loro, è nato il movimento delle Donne Di San Luca, per dare proprio quell’occasione di incontro, quella prospettiva di lavoro. Lì dove anche fare una torta può portare guai, se una fetta finisce nella bocca di un carabiniere. Lì dove, può essere una battaglia- e una conquista- anche solo andare in una ludoteca, se devi sconfiggere la guerra in casa con un marito, un padre, un figlio che impone che “non sta bene farsi vedere da quelle parti”. All’inizio l’entusiasmo ne aveva radunate 400, di donne. Ora sono 200. Ma determinate ad andare avanti, anche “se aspettiamo ancora 30mila euro dalla provincia di Regggio Calabria e di Roma”, denuncia Rosy, che per il suo impegno ha ricevuto più minacce. Soldi che servono a sostenere una ludoteca, che non è solo un luogo di gioco per i bambini, ma anche un simbolo di speranza. (Il 20-21-22 dicembre, in 10 piazze italiane le donne di San Luca venderanno prodotti provenienti da aziende nate su terreni confiscati alle mafie. Il guadagno servirà a finanziare i progetti del movimento)