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De felicitate, ovvero il gioco della felicita

La questione e’ antica, forse quanto l’uomo. Ed e’ forse il tema anche più battuto da filosofi, intellettuali e scrittori vari. Nonostante ciò, con l ardire sicuramente alimentato da calici di intenso rosso, la ricerca della felicita e’ stata uno dei temi di conversazione di una splendida cena e serata,appena conclusa.
E ve ne rendo-in un certo modo-partecipi (riportando,sicuramente in modo inesatto riferimenti invece precisi di dottissimi amici), perché mi ha fatto venire in mente un gioco: voi a quale tipo di felicità appartenete?
C e’ quella aristotelica- con il suo obiettivo di avere gli strumenti necessari per raggiungere la felicita- e c e’ quella della tensione: la felicita solo come proiezione, in avanti-come attesa, indietro come ricordo.
La felicità come sintesi, teoria di uno psicologo di Harvard-secondo cui, anche nelle peggiori condizioni si sviluppa una dimensione compensativa, che fa trovare la felicità in ogni occasione. (Basta che ce sta o’ sole, si direbbe a Napoli): Borges racconta di un incontro con un amico paraplegico. All’ imbarazzo del primo, l’ altro risponde da dietro la finestra: “da quando non ho le gambe, riesco a vedere molte più cose la’ fuori. Ed e’ pazzesco”.
Ci sono gli studi che attestano sullo stesso livello di felicità molti disabili e molti altri “normali”. Cosi come altre ricerche registrano la rovinosa caduta, nel tasso di infelicita, degli impreparati vincitori di somme stratosferiche.
C’è la felicità, come “benedizione”, bliss, degli inglesi, invocata a tavola, dal mio conterraneo. E poi ci sono altre questioni strettamente connesse: il tempo e la durata della felicita. “Mai stato felice per più di sei ore di seguito”, sentenziava Woody Allen in una sua battuta, ripescata dal commensale alla mia sinistra.
E ancora: la felicità siamo cosi sicuri sia cosi totalmente distinta dall identita? ha ribattuto la padrona di casa. La margherita,privata di tutti i suoi petali e dello stelo, e’ ancora una margherita, in grado quindi di misurare la sua felicita con gli stessi canoni precedenti?
E voi, a quale tipo di felicità appartenete? Avevo scritto giorni fa un post sui “momenti trascurabili di felicita”, ricalcando il libro di francesco piccolo. Mi sono arrivate diverse vostre mail, con personali suggerimenti. Appena riesco-li posterò. Uno però l ho trovato bellissimo,  l ho raccontato già anche agli studenti dell ‘ Universita di Trento:
“Un momento di trascurabile felicita: quando ero l unico a sapere cosa fosse l aoristo ottativo!”, mi ha scritto Francesco da Mantova. W l aoristo, ma forse ancor di più’ w l ottativo!! Visto che si parla di felicita’!

Ps voglio rassicurare i miei amici: neanche la corposita dei vini di borgogna, mi potrebbe mai portare a portare sul blog- o comunque in contesti pubblici- riflessioni e conversazioni private (anche perche non credo si debba,neanche in un blog, parlare troppo di se’). Ma ia convivialita, nel senso etimologico del termine, di questa sera mi porta a fermare frasi, risate e riflessioni sparse in un post. E a lanciare un nuovo gioco della felicita. Mi appassiona!

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