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Calabria: “io, condannato ad una vita da infame”

Oggi riescono pure ad introdurre un corso di laurea sulla ‘ndrangheta. Fino a non molto tempo fa, quelli onesti erano invece “gli infami”: storie degli amministratori, delle loro resistenze e di qualche vittoria. “Noi intendiamo come Regione Calabria finanziare dei corsi, nelle Università calabresi, per approfondire la ‘ndrangheta”. Da storico, Mario Caligiuri sa che un nemico lo si sconfigge solo quando lo si conosce. E questo- una volta arruolato nella giunta regionale, come assessore alla cultura – vuole sancirlo, con corsi di laurea e campagne scolastiche, nelle zone più a rischio. Un’idea forte, a basso costo. Una formula rivoluzionaria, in una terra come la Calabria, dove “merito ed efficienza nella pubblica amministrazione- riflette l’assessore- sono stati assenti. “i flussi economici al sud hanno alimentato il cattivo circuito tra cattiva politica e criminalità, che spesso hanno camminato insieme”.

Un tempo, anche solo averli, certi pensieri era impossibile. Come ben sa Domenico Luppino, già sindaco di Sinopoli- nel reggino: dopo 9 attentati e il progressivo isolamento, la sua peggior sconfitta fu dover spiegare alla figlia che i buoni sono i servitori dello Stato e non gli altri. “Ho deciso di spostare la mia famiglia da qui, quando mia figlia un giorno- tornando da scuola- mi disse: papà, i miei compagni ripetono che tu sei un infame. Gli ho spiegato che, facendo il sindaco, svolgevo un compito vicino a quello dei carabinieri. era qualcosa di positivo, non di negativo, come volevano farle credere”.

Chissà se ora- ora che qualcosa di diverso- forse si muove davvero in Calabria- gli sarebbe toccata comunque quella “vita da infame”. Chissà oggi quante sono ancora le persone, condannate ancora a questa vita.

Viaggia nel mondo dell’amministrazione, con 2 piccoli emblematici esempi, questa tappa (qui l’audio del servizioCalabria Amministratori) del mio viaggio nella primavera calabrese.

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