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Gomorra al Nord: lettere dal fronte

Qualcuno ha scritto dall’Emilia Romagna, qualche altro dal Piemonte. E pure dalla Liguria. E’ la provenienza delle mail ricevute- dopo l’ultima puntata di Storiacce (sabato 13.30) sulla ndrangheta – con una nuova intervista al procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – ad avermi soprattutto colpito. Risentimenti politici, logiche locali, casi specifici. Polemiche. C’è tutto questo nelle mail (rcalandra@radio24.it) di voi ascoltatori e frequentatori di questo blog. Qualcuno fa retroscena politici, altri raccontano episodi, più o meno gravi. O riportano sensazioni. Come lo sconcerto delle proprie comunità, a leggere notizie con storie di ndrangheta, proprio lì- tra le loro tranquille case. Nell’Emilia- già terra di affari per i casalesi – dove il boss Acri teneva dell’ esplodivo. Forse “per un attenato ad un magistrato”- ha scritto Repubblica-Bologna. Dalla Liguria, dove si parla di scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Bordighera – e si fanno ispezioni su appalti e lavori. Dal Piemonte, dove un ascoltatore ha voluto ricordare il procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso proprio dalla ndrangheta. La mafia della Calabria, lì sotto la Mole. E poi- soprattutto – ci sono i messaggi di “incredulità”- “sdegno”- “sconcerto” e “paura” che arrivano dalla Lombardia, dai punti dove il nervo è particolarmente scoperto. Da Desio – il comune la cui amministrazione è caduta proprio sull’onda delle infiltrazioni scoperte nella maxi retata di luglio tra Lombardia e Calabria (in Storiacce, avevamo dedicato tempo fa uno spazio proprio al caso Desio- nella rubrica del sabato); o ancora da Sesto S.Giovanni – dove è un’ascoltatrice del sabato a raccontarci il suo “sbigottimento, dopo aver sentito l’intervista e il racconto del procuratore Pignatone a Radio24- scrive- e poi dopo aver letto l’ultima inchiesta dell’Espresso sulla Gomorra al Nord. Mi sono sentita in mezzo anch’io a tutto qui, qui nella mia casa di Sesto, nel mio quartiere un tempo operaio. Qui nella mia Lombardia, che sembra così lontana dai paesi dell’Aspromonte. La coincidenza di questi due approfondimenti – mi scrive Francesca – mi ha fatto venire la vertigine. E mi sono chiesta: e se per sbaglio mi capitasse di conoscere e parlare con uno di questi “amici dei boss”, mescolati tra tutti noi?”.  Una paura- quella di Francesca- provata anche sulle sponde del lago di Como. Soprattutto sul ramo di Lecco,  attraversato dal terremoto ndrangheta, prima con gli arresti della magistratura e poi – ora- con il libro Metastasi (Chiarelettere).  “E’ questa sensazione di prossimità con i boss” che scuote la la serenità dei borghi lacustri.  Una sensazione che conduce fin dentro pizzerie frequentate, che avvolge persone note. Gente con cui “chiunque avrebbe potuto parlare”. Ho sfogliato i titoloni dei giornali locali e quelle lettere cubitali sulla ndrangheta mi sono sembrate come un boato fortissimo, nel silenzio di una notte. O di un meriggio estivo. Un gong, che ha stordito tutti. E per questo, per voi- lettori di Storiacce blog – mi sono fatta raccontare direttamente dal lago, da Paola Pioppi, cronista di nera del Giorno, il perché (e vecchia conoscenza di questo blog). Ecco la chiacchierata ( qui l’audio: PiooppiNdrangheta)

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