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Roma, la rabbia e la violenza

I segni delle fiammate sono ancora sui muri. Come le bruciature delle polemiche e i frantumi delle vetrine. Ma Roma si prepara già – preoccupata – alle prossime manifestazioni di piazza. E teme un nuovo giorno nero. Riprende l’iter del disegno di legge Gelmini sull’Università e riprendono le proteste degli studenti. “Mercoledì 22 torniamo in piazza, con tutta la determinazione e la rabbia di questi giorni” – scrive la rete dei collettivi.

Il disagio della piazza. E il frastuono della violenza. Le urla di rabbia. E il boato dei petardi. Le facce acerbe dei fermati, la potenza delle devastazioni. E poi i tanti interrogativi intorno alla manifestazione di martedì 14 a Roma. Storiacce (sabato, 13.30 su Radio24) va in piazza. Con le voci dei fermati, le ricostruzioni del Ministro. E soprattutto con la testimonianza di due veterani di cortei: Francesco Caruso e Andrea Alzetta. Entrambi erano in piazza del Popolo, entrambi erano anche a Genova.

E nel movimento si diffonde l’appello di Roberto Saviano. “Chi ha lanciato un sasso lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat – ha scritto in una lettera aperta su REpubblica – lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee”. Idee che sottoscrivo in pieno. Perché chi va in piazza col casco, mette in conto la violenza. Chi porta un passamontagna, o lo improvvisa con una sciapra- sente il bisogno di nascondersi. Ma andremo oltre la violenza, dentro la piazza, nelle storie e le vite dei giovanissimi di Roma. E anche dentro le ragioni di una protesta di questa generazione, che si sente “senza futuro”