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Ndrangheta, la processione a casa del boss

Un’alfa romeo, un’ ypsilon, una citroen, una bmw. Sfilano una dietro l’altra le auto dei politici davanti alla casa del capoclan. Chiedono voti, per schieramenti diversi. In cambio promettono favori. “Io e i miei amici diamo il massimo, però poi desideriamo una certa attenzione”, è il monito dei boss a Santi Zappalà, futuro consigliere regionale (Pdl). Il candidato arriva a Bovalino e a Giuseppe Pelle, alias Gambazza, numero uno nella cosca, dice: “vediamo se troviamo un accordo”. “Da parte nostra, dottore, ci sarà il massimo impegno”, assicura il capoclan, trattato come un “grande elettore”-scrivono i pm. Per questo Zappalà subito sposta un investimento da 100mila euro proprio nel paese del boss. E se altri candidati portano in dote notizie riservate sulle inchieste, lui sul piatto mette un’intercessione per il trasferimento dei carcerati. Ma ricorda “che i tempi sono cambiati, dopo il ’92. Prima – registrano le intercettazioni – entravano pranzi interi”. Non sono cambiate, invece, certe regole, soprattutto sotto elezioni. Perché “i politici hanno bisogno di noi- dicono i boss- e per questo-si ripetono- dobbiamo gestircela noi”, la politica. La linea, la stabiliscono in un summit: non disperdere i voti, ma suddividere i candidati alla Regione per zona, “tre dalla ionica, tre dalla piana. E se si comportano bene-registrano le intercettazioni – vanno a Roma”. Le richieste dei boss sono chiare, come le immagini della telecamera, davanti alla casa del capoclan. E quel che si vede è una processione- per ossequiare il boss- che mette d’accordo più schieramenti politici. E che spiega un altro tassello della ragione per cui la ndrangheta è rimasta indisturbata per decenni.

Radio24 ve lo aveva anticipato una settimana fa: nel giro di 48 ore quel livello superiore delle inchieste è stato poi sotto gli occhi di tutti. Prima l’arresto del colonnello dei carabinieri, che nella cosca dei Lo Giudice era praticamente di casa, poi ora le porte del carcere per un consigliere regionale e quattro candidati: 8 in totale i politici approdati a Bovalino, a casa del boss Gambazza. Le coperture istituzionali, le collusioni politiche, di cui più volte vi abbiamo parlato. Le ragioni per cui certe cose che succedono “non sono mai solo ndrangheta”. Ora il sistema che ha garantito quella pax mafiosa comincia ad essere scardinato, mentre aumentano le domande. Una prima di tutte: “a chi rispondeva, da chi aveva avuto l’incarico Giovanni Zumbo, l’ex informatore del Sismi, che riferiva proprio a Pelle- Gambazza – le notizie sulle inchieste in corso? L’uomo dell’auto con le armi fatta ritrovare nel giorno della visita del capo dello Stato a Reggio. La domanda resta in sospeso negli atti dei magistrati. Per ora.

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