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Le tante prospettive del caso Battisti

Il caso Battisti è diventato una questione di principio. E forse anche di muscoli. Tra Italia e Brasile.

E’ anche però una storia in cui le molteplici vicende giudiziarie – gravissime, ma lontane – si sono facilmente mescolate a falsi miti, radicati luoghi comuni, mai sopite contrapposizioni politiche.  Ed è soprattutto per questo mix di ingredienti – agevolmente schekerati col passar del tempo – che l’affaire Battisti è diventato un caso. Uno di quelli che divide tra favorevoli e contrari. Prima- forse- prima dell’ inizio dell’ iter per l’estradizione e prima soprattutto della sua fuga dalla Francia verso il Brasile, in molti in Italia neanche si ricordavano di questo ex terrorista dei Pac – condannato per 4 omicidi negli anni di piombo, ma nel frattempo diventato un affermato scrittore d’oltralpe.

Battisti in Italia è stato condannato, con processi “normali”, a cui non ha partecipato, perché non ha voluto. E’ bene ricordarlo. Era contumace. Le sentenze (e le condanne all’ergastolo) – ovviamente – sono arrivate, anche senza la sua partecipazione in aula, dove l’imputato però poteva contare comunque su una regolare difesa. Un diritto costituzionale in Italia. Garantito anche in quei drammatici anni. E’ un aspetto che in questi giorni di acceso dibattito credo non debba essere trascurato. Oltre – ovviamente- ai 4 delitti di cui è responsabile.”Delitti con un movente per nulla poltico”, ha sostenuto l’Italia perorando l’estradizione davanti al Tribunale Federale, dove l’inviato del Governo- il procuratore Italo Ormanni – ha tra l’altro anche confrontato la condotta processuale di Battisti con quella di quanti- come ad esempio Adriano Sofri – hanno partecipato a tutte le fasi dei processi. Si sono difesi all’interno delle aule. E hanno accettato le sentenze.

Di sicuro questa vicenda viene messa a fuoco in modo diverso, a seconda della latitudine di chi la osserva. Roma, Brasilia, Parigi. O ancora Milano- città di alcune delle vittime. E allora, con questo post io vorrei solo offrirvi come un buffet di audio segnalazioni sul tema. Così che ciascuno possa coglierne, in base ai suoi gusti. Dall’ultima intervista proprio a Ormanni (qui un estratto audio) – “arrabbiato”, “deluso” e “quanto meno perplesso”, per il fatto che “l’ex presidente Lula ha contraddetto una sentenza del massimo organo giudiziario del suo Paese (pro estradizione), che sarebbe dovuta essere solo applicata” , alle riflessioni del magistrato che si occupò dei delitti di Battisti, il procuratore milanese Armando Spataro (qui a Storiacce , con un’intervista anche ad Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso- e qui – dove parla del suo libro “Ne valeva la pena”), secondo cui “Battisti è un criminale della peggior specie”. Spataro è stato anche in Francia, ad incontrare parte di quell’area di intellettuali, più convinti sostenitori della causa della liberazione di Battisti. Ora esultano infatti e qui trovate molti commenti- di pancia- dei lettori di Le Monde. Ma questo fronte ha pesato sull’esito della vicenda? E se sì, quanto?

Del ruolo degli “amici del terrorista“, francesi e non solo, ho parlato tempo fa con Giuseppe Cruciani, voce della Zanzara di Radio24 e autore di un libro sull’affaire Battisti (Gli amici del terrorista, Sperling&Kupfer). Troverete anche tutto l’elenco di scrittori- alcuni molto famosi – che si sono schierati contro l’estradizione. In casi complessi come questo, credo che forse- avere quante più occasioni possibili per ricostruire i fatti e farsi poi una propria idea – sia la cosa migliore anche per un blog.

Leggete. Ascoltate. E poi ne parliamo, qui, su facebook o alla mail rcalandra@radio24.it