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Aruspici di “pesci che mangiano cani”

Un tappeto di uccelli morti. Niente di più apocalittico. Chissà – davanti a questa scena- cosa avrebbero predetto gli antichi aruspici, che dal volo, dal canto- quando non dalle viscere- dei pennuti predicevano il futuro. Forse, questo sarebbe stato interpretato come un segno della ubris divina. Contro l’arroganza- e la miopia- umana, che altera l’equilibrio naturale? Io credo sì.

A questo ho pensato, davanti a foto e titoli di tortore morte anche a Faenza, dopo le stragi di animali negli Stati Uniti. C’è chi parla di “uno squilibrio digestivo”, chi più in generale “della rottura di un equilibrio”. A me, queste notizie hanno fatto molta impressione. E non solo perché hanno svegliato quella componente superstiziosa, che mi porto nel dna. Ma perché comunque mi è sembrata l’immagine – al di là di quello che le analisi sugli uccelli accerteranno – della noncuranza del mondo che ci sta intorno. La scena di un day after, di certi film apocalittici che tanto vanno di moda. (E che io detesto). Come gli scatti degli aironi, intrappolati nel petrolio della Louisiana. Come l’onda nera, che come un tappeto ha coperto il Lambro, affluente del Pò. Chiudendo al di sotto tutta la vita.

Si uccidono le tortore, gli aironi, i fiumi. I delitti della nuova era sono sempre più qui: nell’ambiente, soffocato per qualche folle interesse momentaneo, proprio come fece Pietro Maso con i suoi genitori. E per questo, ai frequentatori di Storiacce blog, voglio proporre un noir di ecomafia, “Pesce Mangia Cane”, di Paolo Roversi (in foto), edizione VerdeNero. Questo è un omicidio diverso, da quelli che impegnano il suo Enrico Radeschi: stavolta c’è anche una vittima col corpo lungo quanto un fiume. Ma le sue membra puzzavano proprio come quelle di tutti i cadavere. Quel tanfo sembra quasi di sentirlo ancora nelle narici, rileggendo l’eco-noir di Paolo. Mescolato alla cocaina, alla ghiaia portata via, alla schiuma dei detersivi di ogni colore. Ai rifiuti di ogni genere- e ai resti – compresi quelli cimiteriali- scaricati nelle acque. Tutto fa ancora più paura, ora che anche gli uccelli muoiono. Perché forse non sembra più un’ iperbole l’ipotesi di “pesci che mangiano i cani?”, leggenda metropolitana che da sfondo nel romanzo, ad una serie di delitti consumati nelle nebbie della Bassa. A Storiacce blog, l’autore svela anche un indizio, di quel titolo. Ecco la voce di Paolo Roversi (qui l’audio dell’intervista) (gli ascoltatori di Radio24 l’hanno sentita-tra l’altro- anche nella sua Storiaccia d’autore)

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