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A casa del Bel René

                                    Quando sono arrivata a casa loro, la nebbia già avvolgeva strade e alberi. E Milano forse era un po’ più simile ad allora. Almeno quattro decenni fa. Ai tempi della banda della Comasina, ai tempi in cui Renato Vallanzasca “faceva disastri”- per dirla con le sue stesse parole. Omicidi, rapine, sequestri. Ma anche fughe rocambolesche. E poi, quattro ergastoli e 260 anni di carcere.
E ora eccolo lì, il Bel René, alla vigilia dell’uscita al cinema del film di Michele Placido- “Gli Angeli del Male”, preannunciato da fiumi di polemiche.
Eccolo il bandito italiano più famoso- forse- eccolo con la moglie, Antonella D’Agostino, nella cucina di casa che dividono- di giorno. Quando lui ha il permesso di uscire dal carcere, per lavorare fuori. Sul fuoco, cuociono dei polipetti- se l’ olfatto non mi inganna. Compaiono anche il figlio e una signora e restano lì, ad ascoltare la nostra intervista.   
 
Il film, le polemiche. I suoi 40 anni di carcere, il suo nuovo lavoro e la domanda di grazia. Il blog, le lettere degli altri detenuti. Ma anche alcuni degli episodi più cruenti e meno chiari della sua carriera criminale. Come il delitto del suo ex amico Marcello Loi.

 

Sabato, ore 13.15 (nuovo orario!!), Renato Vallanzasca a Storiacce, su Radio 24. E’ stata una lunga intervista, di cui tornerò a parlarvi- prestissimo- su questo blog. 

*Nella prima foto, Renato Vallanzasca legge la lettera di Marco- un detenuto che gli ha appena scritto- e che lui ringrazia. scrive che “voleva essere come lui”, fare la sua stessa carriera criminale, ma dopo aver sentito e letto la sua testimonianza, ha preso un’altra strada.