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Intercettazioni: i numeri di Milano. I costi del caso Ruby

“Buongiorno, maresciallo”. L’espressione è ormai entrata nel lessico comune. E quasi in ogni inchiesta, al di là di tutti i codici utilizzati a paravento, ad un certo punto le trascrizioni riportano i saluti al maresciallo in ascolto- in ossequio a quel vademecum del buon intercettato, stilato dall’associazione Fare Futuro. O comunque, nei brogliacci – compresi gli ultimi del rovente caso Ruby – all’improvviso c’è sempre quel qualcuno che rimarca: “se sono intercettato…”. Sindrome da Grande Fratello? O coda di paglia?

Ad ognuno la propria risposta. Ma al di là di queste considerazioni, nel ricorrente dibattito/scontro sulle intercettazioni uno dei grandi tormentoni politici è il loro “colossale aumento”, il loro “sproporzionato costo”, “l’anomalia italiana rispetto agli altri Paesi”. Volendo accantonare ogni (legittima) valutazione di tipo politico/legislativo e conseguente intento di riforma, i numeri tratteggiano un quadro ben preciso. Dove “va annotata la diminuzione, costante da quanche anno, dell’uso delle intercettazioni”, riferisce all’inaugurazione dell’anno giudiziario il procuratore generale di Milano, Manlio Minale. Diminuzione sia “delle spese complessive, come del numero dei decreti e dei bersagli”. Solo a Milano, la Procura ha fatto ricorso alle intercettazioni “solo per 447 procedimenti in tutto il 2009 – si legge nella sua relazione – e in 216 casi per i primi sei mesi. Un “dato significativo”, spiega Minale se riferito al totale dei procedimenti in cui invece si sarebbe potuto fare uso dell’ascolto: la proporzione è tra l’ 1,6 e il 2,4%.

A Milano, nel 2009 sono stati disposti 4.934 decreti autorizzativi per le intercettazioni, per un “numero di bersagli pari a 12.657” : è nelle inchieste per traffico di droga che ci sono il maggior numero di indagati intercettati.

Quanto ai costi, vi segnalo il dato interessante riportato oggi dal Corriere della Sera. Per l’inchiesta sul caso Ruby, sono stati spesi 25mila euro, calcolano Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella. Questo – dunque- il prezzo per la collettività dell’inchiesta sulle feste di Arcore.

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