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Giù al Nord: storie di mafia e antimafia

Storie di coraggio, ribellione e reazione. Dalla Sicilia. Istantanee di nebbia, silenzio e complicità. Dalla Lombardia. Sembrava di avere indossato il cannocchiale al contrario, ascoltando oggi al Palazzo di Giustizia di Milano le diverse relazioni sulle “Mafie nella società civile” d’Italia. Un binocolo al contrario, rispetto  a quell’ immagine patinata del Nord, che rispetta tempi e regole sempre – in cui in realtà nessuno può avere più l’attenuante di credere, dopo inchieste come quella della scorsa estate- che hanno portato in Lombardia all’arresto più di 100 persone, per ndrangheta. Però fa comunque effetto sentire che la scossa ancora non c’è stata. Se anche dopo  quel maxiblitz e anche dopo la mano-pesante- usata dai magistrati milanesi contro le presunte vittime che non denunciano e contro i testimoni che negano l’evidenza, “non c’è la fila degli usurati, fuori dalle nostre stanze-“, ripete il capo dell’Antimafia Milanese, IldaBoccassini (qui la sua voce). Anche se i “sintomi” classici di reati di questo tipo ci sono, come gli incendi e i danneggiamenti nei cantieri.

E colpisce sempre sentire gli stessi imprenditori – a cominciare dall’uomo della rivoluzione in Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello- ammettere che “non basta a giustificare quest’atteggiamento la paura, perché chi denuncia oggi avrebbe le necessarie tutele”. Se non si denuncia spesso, è perché conviene- concordano imprenditori e magistrati. Oggi comunque è molto diverso rispetto a quando 20 anni fa, Libero Grassi scrisse ai suoi estortori in Sicilia, prima di essere ucciso. “Ucciso anche perché alla mafia furono lasciate le condizioni di farlo: Grassi era solo”, è l’atto d’accusa di Lo Bello. Oggi in quella Sicilia- passata certo attraverso il sangue, le stragi e le bombe – il vento è diverso. E già 35 aziende sono state espulse (di più quelle sospese) da Confindustria siciliana, perché non in linea col codice etico che si è data dal 2007. Premi e sanzioni, il bastone e la carota, la ricetta pragmatica di Lo Bello. Al Nord- forse- solo l’inchiesta della scorsa estate ha rappresentanto sull’opinione pubblica – un’autentica scossa, per prendere coscienza del radicamento delle mafie. altrettanto forte, che al Sud. Codici etici, decalogo, anche qui il cammino di associazioni e imprese è cominciato. E non dalla scorsa estate. Ma solo dopo quei 300 arresti tra Lombardia e Reggio Calabria, “giù-al Nord”- si sta cominciando ad avere la percezione di aver contratto un virus. Serio. Nella Milano dell’expo e dei cantieri, l’attenzione è soprattutto sull’edilizia e Claudio De Albertis, che guida i costruttori lombardi, lo sa bene. E lo riconosce, con franchezza. In questo simpatico botta e risposta con la Boccassini: qui l’audio: DeAbertis-Boccassini.

Ma quando Ilda Boccassini dice anche “il suo è mestiere difficile”- è una battuta che sembra rimandare ad altre storie. E altri nomi. Ad esempio, Ruby…