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Lampedusa, esodo e speranza

Ammassati sul molo Favaloro, i barconi degli immigrati quasi superano i pescherecci. E i tunisini- in questo momento a Lampedusa- sono più della metà degli abitanti dell’isola. Segno di un’emergenza sbarchi che tutti ormai definiscono da esodo biblico. Un’emergenza che prosegue anche se i segnali che arrivano dall’altra parte del mare riferiscono di porti nuovamente presidiati dall’esercito. “Esodo biblico” e “scenario apocalittico”, le espressioni usate dal ministro dell’Interno. E nulla è più apocalittico che i corpi senza vita restituiti dal mare. 

Quando andai la prima volta a Lampedusa, inviata da Radio 24 in una delle ricorrenti emergenze sbarchi, sotto il sole cocente mi sentii attraversare da un brivido- ghiacciato- davanti al “cimitero delle barche”. Residui- ormai- di imbarcazioni, che avevano sfidato il mare aperto. Col loro carico di uomini e di speranze. Quei listoni di legno- verde smeraldo, blu elettrico- con scritte rosso fuoco o giallo oro- erosi dalla lenta risacca delle onde grondavano del dolore, delle lacrime e della paure di chi avevano trasportato. Allora, come oggi, quelle barche erano attraccate al molo Favaloro. E diventavano sempre di più, sempre di più. Una sull’altra, una dentro l’altra. Quei pezzi squarciati dall’acqua, dal vento e dal tempo trasmettevano la nostalgia di terre lontane, la speranza di una nuova vita, il lutto dei compagni morti. Avevano lo steso sguardo malinconico, incrociato negli occhi neri di quegli uomini arrivati in quei giorni.

Davanti a quelle immagini- allora, come oggi- mi sono ricordata del mio professore di Letteratura Latina, all’Università Federico II di Napoli. In piedi, alle spalle della grande cattedra, il professore Salvatore D’Elia tirava fuori una voce pazzesca, quando descrivendo le stagioni del tardo impero romano parlava delle folle oceaniche che premevano dai confini. “Perché era la fame, la guerra e la disperazione a spingerli e nessuno poteva convincerli del contrario”, si infervorava il professore. Allora come oggi.

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