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“Io, fidanzata di un clandestino”.La lettera

L’immigrazione vista dall’interno. Dopo il reportage e la puntata di Storiacce di sabato- sull emergenza sbarchi a Lampedusa e il confronto co quella albanese di 20 anni fa- ho ricevuto questa mail da un’ascoltatrice, che volentieri condivido. La storia di una donna italiana, “fidanzata di un tunisino clandestino”. L’immigrazione il più delle volte è “un’emergenza”, “un caso politico”, “una questione internazionale”. Talvolta, ci si dimentica delle tante storie private, che si nascondono dietro partenze e arrivi. Storie di speranze, dolore. Fatica.Ma anche di amore, come è per C.M.-quest’ascoltatrice che mi ha scritto. Gia fidanzata in Italia con un tunisino irregolare, poi espulso e rimpatriato. Lei è appena stata lì-da dove ora stanno partendo  centinaia di persone- e dove invece loro stanno organizzando le nozze, visto che in Italia sarebbe impossibile.

“le coste Tunisine fino alla rivolta erano controllatissime ed era difficile partire, approfittando della momentanea
mancanza di controlli poiche l’esercito e la polizia è impiegata altrove ,
tutta la gente che da tempo aspettava di partire ne ha approfittato, e chi ci
lucra , chi organizza queste barche , non aspettava altro.
Ora non ci sono motivi per cui Tunisini debbano chiedere Asilo, l’unico
motivo che li spinge è l’illusione del paradiso italia, ma come ben sappiamo i
giovani Tunisini clandestini si trovano molto spesso, una volta arrivati,
risucchiati in un giro di spaccio e malavita , perchè appena arrivati, senza un
documento , senza saper parlare , senza sapere dove dormire , hai bisogno di
mangiare e vieni ” reclutato” dai tuoi connazionali, e si finisce in questa
spirale fatta di vita di strada ed espedienti, raccontando però al proprio
paese che si sta facendo fortuna, che è facile trovare lavoro, che ci sono i
soldi, e nessuno , sottolineo nessuno, se non coattivamente , se ne torna al
paese senza poter fare sfoggio di ricchezza o beni che la rappresentano.
Ma se non si fa si che in Tunisia i ragazzi si rendano conto che qua non c’è
che miseria ad attenderli , che il lavoro scarseggia per tutti, allora si
continuerà ad assistere a questi sbarchi della speranza che non hanno nulla a
che fare con la rivolta, se non in una minima parte, ma sono il frutto di una
momentanea assenza di sorveglianza, è gente che è qua col sogno della
ricchezza, ragazzi che passeranno gli anni migliori della loro vita ,  tra
centri di accoglienza, di identificazione, strada, carceri … Io potrei stare
qua ore a scrivere ma riassumo il mio augurio : che l’italia faccia capire che
qua non c’è il paradiso, bisogna dare dei segnali precisi, organizzare e
gestire bene questa situazione, perche migliai di vite e di speranze , di
sogni, di PERSONE stanno sbarcando , e qua non c’è nulla per loro ….
Io volevo solo fare una riflessione molto pratica , non politica edal profondo
del mio cuore, perchè ho vissuto sulla mia pelle tramite la persona che amo
l’inferno del vivere da clandestini , e il logoramento che ne consegue.
Spero che le mie parole possano essere spunto di riflessione!
Cordiali Saluti

C.M.”

Grazie della sua testimonianza e del suo racconto: è sicuramente un importante e prezioso punto di vista. Considero l immigrazione uno dei grandi temi sociale, con cui è obbligatorio confrontarsi. Giudico per questo una grande opportunità avere quante più prospettive possibile. Anzi, cara C.M:;, se vuole mi farebbe piacere lei raccontasse a Storiacce anche squarci della sua vita “da donna di un clandestini” col “logoramento” che ne deriva. Credo che vivere, anche solo attraverso una mail, certe esperienze aiuti molto a conoscere.