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L’amore ai tempi degli sbarchi. La lettera/2

Prima la Tunisia, poi l’Algeria e l’Egitto. Ora la Libia. Le fiamme del Nord Africa hanno colori diversi, ma tutti estremi: il rosso della rivolta e del sangue; il verde delle bandiere e della speranza; il nero della repressione. Il blu scuro del mare di notte. Il mare che in tantissimi, sempre di più, prenderanno per cercare altrove, altre vite. La rivolta del Mediterraneo scandirà i prossimi anni. Mi piacerebbe essere lì, nelle piazze della Storia- ora. Per raccontarle. Sto seguendo- a distanza, ma appassionatamente- i reportage da questa rivoluzione, di nuovo raccontata – quasi esclusivamente con le parole. E allora, vorrei aggiungere altre parole. Quelle di una nuova testimonianza che l’ascoltatrice di Storiacce mi ha inviato, dopo la puntata sull’emergenza sbarchi a Lampedusa. Questo go-down nord africano ha messo in moto migliaia di persone, con la facile previsione di esodi di gente- che tutti ormai definiscono biblici-verso le nostre coste. C.M. (fidanzata con un tunisino) vuole raccontare a Storiacce-blog altri “squarci di vita” con un clandestino. Eccoli.

(…) “sono laureanda in Legge eppure risucchiata nel vortice della burocrazia e dell ‘approssimazione mi sono spesso persa in questo cammino, durante il quale in seguito ad una espulsione in via amministrativa, ed all’inosservanza di tale provvedimento  il mio compagno ha fatto 9 mesi di carcere, durante i quali io non ho potuto mai avere un colloquio, perchè non avevo il foglio di convivenza , che si basa sulla dichiarazione di Domicilio, ma un clandestino non si DOMICILIA da nessuna parte perchè i documenti non li ha…..Allora due anni di vita vissuta assieme era come se non esistessero: “solo familiari” dicevano, ma ero io quei familiari, e l’Avvocato mi diceva che ero stata SFORTUNATA perchè Achraf venne trasferito a Pescara , non era più a Bologna dove vivevamo, dove i colloqui li concedono anche a chi, come me, non è NULLA giuridicamente per il Detenuto, ma lì il Tribunale di Sorveglianza concede i colloqui a seguito della domandina. SFORTUNATA ??? Io sarei andata anche a piedi a Pescara per vederlo, ma non c’è stato nulla da fare , per nove mesi solo lettere, perchè anche la telefonata mensile a cui hanno diritto i detenuti se sei clandestino non ti spetta . Nove mesi di Disperazione , ma mi sono data da fare e piano piano è finita ma solo la condanna, perchè il logorio no, quello non era finito! Dopo meno di un anno, mentre lui era uscito da casa, banalmente a comprare le sigarette, una volante lo ferma e gli chiede i documenti. Non avendoli , lo portano in Questura , dove per 24 ore ho dovuto impazzire per farmi dire: “SI LUI è QUI , SEMPRE PERCHè IO PER LA LEGGE NON VALGO NULLA, LUI NON VALE NULLA PER ME , NOI NON ESISTIAMO COME COPPIA , COME FAMIGLIA DI FATTO”. In questi casi la differenza la può fare solo un polizziotto particolarmente sensibile che si rende conto del paradosso e ti conferma che il tuo compagno è lì, non è in ospedale o morto o semplicemente scomparso , il suo cellulare è spento perchè sono 24 ore che è in questura. Almeno una certezza . E allora il giorno dopo , nuovo Avvocato , nuovo Giudice, nuovi orientamenti giursiprudenziali , per il medesimo fatto per cui la volta scorsa il mio compagno è stato recluso 9 mesi della sua vita , ora, PIENAMENTE ASSOLTO IN VIA PENALE , dopo 6 ore aspettate davanti alla questura sicura di riportarlo a casa, mi dicono che il pm vuole intraprendere la via  amministrativa davanti al giudice di pace , e lì la questione cambia : CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE : DA 1 A 6 MESI , si procede per step, prima un mese , poi altra udienza , altro mese , altra udienza , 2 mesi , altra udienza . due mesi . Questa la prassi laddove si permanga per 6 mesi , che significa che ci hanno messo 6 mesi per identificarti …..

Comunque lui è stato 4 mesi là , non 6 perchè ha fatto lo sciopero della fame per essere se non liberato almeno rimpatriato perchè la libertà ,  fa tremendamente male perderla , la libertà . Ma non è servito , e neppure qua io potevo vederlo, non perchè non ne avessi il titolo stavolta , ma solo per le lungaggini burocratiche, ma una volta a settimana , cinque minuti , alcuni polizziotti che ci avevano preso a cuore , ci permettevano di vederci tramite le sbarre . Quando nessuno vedeva, quando si poteva: ma quanto gli sono stata grata per quei cinque minuti a settimana sotto il sole cocente alle due del pomeriggio ! Ma ad un certo punto per il mio compagno, il peso era troppo : allora ha dato fuoco al dormitorio . “Così mi faranno uscire… così in un modo o nell’altro ritorno libero…… in Tunisia, ma libero, e così è stato!”

Ti ho riassunto davvero tantissimo l’ alternarsi di eventi che ci hanno portato qua , ad oggi .So una cosa: il collante di tutto è stato il reciproco amarsi, rispettarsi e sostenersi comunque , perchè siamo di fatto una famiglia e nelle famiglie si fa così: non ci si molla nel momento del bisogno ma ci si stringe ancora di più. E presto finalmente saremo marito e moglie.”

Grazie C.M. Auguri per il vostro matrimonio!

ps. Nella foto, un particolare (“L’amore segreto”) dal soffitto di una delle sale del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli. L’ho appena scattato. Ve ne parlerò tra poco!