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Storiacce, il delitto di Yara, la cronaca nera

Per tre mesi, hanno cercato Yara viva. Ma Yara, la tredicenne di Brembate– sparita in un livido pomeriggio di novembre — già tre mesi fa – forse – era stata uccisa. Mentre i volantini, col suo sorriso di bimba con l’apparecchio tappezzavano i muri del bergamasco e i volontari setacciavano boschi e valli, la piccola ginnasta — forse– era già lì. In quel campo di Chignolo d’Isola, a soli 10 km da casa, dove poi il modellino di un aereo telecomandato l’ha fatto ritrovare. Esattamente una settimana fa.

Di colpo, dal buio- angosciante – dell’ assenza, il suo nome, che in arabo pare significhi “piccola farfalla”, è passato sotto la luce alogena dei riflettori delle telecamere. Puntati su quei rovi che l’hanno nascosta o sulle strade della comunità che l’ha cercata. “Fuori i marocchini da Brembate”– scrissero mani di residenti, pochi giorni dopo la scomparsa della ragazzina da questa comunità – tanto riservata, quanto chiusa. Una comunità che ora tre mesi dopo — mentre le indagini proseguono — si riscopre lacerata dal dolore, dalla paura. E soprattutto dal sospetto. “Tutti sospettano di tutti ora”, confida, con la voce affaticata dalla tristezza e quasi dall’incredulità, Giovanni Valsecchi, capo della Protezione civile di Brembate. Per tre mesi, anche i suoi uomini hanno cercato Yara. E dopo che il corpo della ragazzina è stato ritrovato proprio nelle vicinanze del quartier generale dei volontari, ombre e sospetti avvolgono pure loro. “Se fossimo indagati, mi ritirerei- ma sui miei uomini metto la mano sul fuoco”, assicura a Storiacce Valsecchi, che dopo aver sperato di riconsegnare Yara ai suoi genitori- ora fa la guardia- davanti casa Gambirasio- per proteggere il loro dolore.

Storiacce sabato- ore 13.15, sul delitto di Yara.

ps. E’ la Storiaccia per antonomasia, il delitto di una ragazzina, come Yara. O come Sarah Scazzi, delitto che sta vomitando da mesi il peggio del peggio,  per il contorno di falsità, tradimenti, mistificazioni, trame e silenzi, maturati nella stessa famiglia della vittima. In questa storia, tutti sembrano essere precipitati come in una voragine di buio della ragione- compresi gli stessi operatori del diritto, visto che l’avvocato di Sabrina- Vito Russo- è stato interdetto per due mesi dalla professione, per “aver cercato di intimidire un testimone”. In questa Storia, sembra non esserci argine al brutto e al male. Visto che a Napoli hanno trasformato Michele Misseri, lo zio della vittima in carcere per il delitto, nel costume di Carnevale da “zio Michele”.  Nonostante il titolo, Storiacce solo di rado entra nella cronaca nera: è stato per la strage di Erba e non ricordo neanche più per quali altri delitti diventati grandi casi- seguiti in tutte le puntate, come una soap opera. Come per Erba, anche stavolta trovo soprattutto nella comunità circostante – spunti interessanti, di racconto.  Questa comunità- Brembate di sotto- così gelosa della sua riservatezza e della sua chiusura. Tanto da mettere ora i volontari a difesa della privacy della casa dei genitori di Yara. Così diversi dalla famiglia di Avetrana, con il suo divano in broccato, diventato come una familiare carta da parato. E i diversi stili si sono tradotti in differenti linguaggi, che ho analizzato con Stefano Bartezzaghi – tra gli altri – per un’ Inchiesta di Storiacce- andata in onda oggi all interno di Italia in Controluce.

Dietro le quinte delle trasmissioni che si occupano più spesso di cronaca nera- come “La Vita In diretta”, con Lamberto Sposini; o “Quarto Grado”, con Salvo Sottile; poi la testimonianza di un veterano della cronaca nera, come Piero Colaprico, inviato di Repubblica. Quindi l’influsso sui scrittori di noir, come Donato Carrisi; o l’opinione sull’informazione sui delitti di tecnici, come Cristina Cattaneo, che sta curando ora proprio l autopsia sul corpo di Yara; quindi l’analisi del linguaggio e della sua progressiva “spettacolarizzazione” con Stefano Bartezzaghi, studioso di parole e critico televisivo dell’ Espresso. Che fa un interessante parallelo – nonostante il suo audace – tra gossip e nera, sulla volontà o meno dei protagonisti di finire sotto i flash o davanti alle telecamere.