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L’ elenco di Saviano

Molti sono rimasti fuori. Quelli entrati, riempivano ogni angolo e piano. Chi è riuscito a conquistare i pochi posti seduti, era arrivato lì almeno tre ore prima. Come per i concerti rock. E proprio come una star della musica, i lettori-spettatori hanno accolto Roberto Saviano, mercoledì sera alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Bagno di folla, coda di autografi e lunghi applausi per l’autore di Gomorra, nella sua prima presentazione dell’ultimo libro- “Vieni Via con me”, rielaborazione dei monologhi già protagonisti delle serate in tv con Fabio Fazio.

Al contrario di quanto Daria Bignardi ha detto introducendo la conversazione (“Roberto, ha sempre paura che non venga nessuno”), ero convinta di trovare tante persone ad ascoltare dal vivo l’autore campano, diventato uno dei simboli dell’impegno alla lotta alle mafie. Ma- confesso- non pensavo così tante e soprattutto non ero preparata a sentire – in una libreria – cori e grida dalla platea: “vai avanti così”, “sei il nostro orgoglio” e pure un accenno di ola. Lui, Saviano, si interrompeva, sorrideva (mi sembra lo faccia più di un tempo) e si toccava la testa quasi lucida.

Per due ore, poi, ha raccontato la sua “ossessione alla scrittura”, rievocato polemiche e ostacoli per la trasmissione (“è una questione di quote, perché se raggiungi solo poche persone – ha detto- va bene; ma quando fai ascolti da serata di finale di Champions League, allora ti rispondono che “non contano solo i numeri”, ha raccontato mandando frecciatine ai vertici Rai), ripercorso una delle storie che compongono il libro, quella di Mina e Piergiorgio Welby, storia di amore, sofferenza e battaglia. Ma anche di “letteratura”, se le “parole fanno sentire te in quello di malato terminale, come Pirmo Levi non racconta solo Auschwitz, ma tu lettore sei in quel campo”-ha sottolineato. Ha parlato di “empatia”, di evasione, e della “solitudine che ti fa cambiare i gusti, per cui ora adoro festeggiare i compleanni”- ha scherzato. Ha parlato anche degli attacchi (come quelli subiti dal giudice Falcone) e delle invidie, “sentite soprattutto quando torna a Napoli”. Lui che come sogno esprime quello di tornare ai giorni nella casa di Sant’Anna di Palazzo, nei Quartieri Spagnoli. Napoli è tornata spesso nel corso della serata, la Napoli denunciata nelle inchieste di camorra- con le sue brutture- ma anche la Napoli dei regali inattesi capaci di donare, come le “fritture di pesce fresco sotto Castel dell’ Ovo, nel primo incontro con Daria Bignardi”, dopo le prime presentazioni di Gomorra- quando ancora “venivano al massimo 20-30 persone”. Rispondendo alle domande- poche- della Bignardi, Saviano ha poi tenuto anche una sorta di lezione sulle dinamiche mafiose, sui tempi della vendetta, sul valore del messaggio dietro gli attentati, sui comportamenti di chi ha voluto la morte e poi “è il primo a darti le condoglianze”, sulla gestione della “macchina del fango”, sugli stipendi per i carcerati, con lo scatto per chi si becca più di 10 anni. “L’Italia non esporta solo mafia, ma anche il know how dell Antimafia con i maestri del diritto”, manda a dire al premier, che lo aveva considerato dannoso- come la Piovra- col suo racconto di un Paese criminale. L’accento partenopeo emerge ad ogni dittongo- uo, pronunciato chiuso e ad ogni –ie, con l’accento sulla ì: aria di casa per le mie orecchie. Ma evidentemente, non solo per le mie se al primo punto del momento più atteso- la lettura dei suoi dieci motivi, per cui vale la pena vivere- c’è stato un boato in un ala della Feltrinelli: “la mozzarella di bufala aversana, quella che quando la mangi- ha spiegato ai profani Saviano- senti il fiato della bufala”. Ora nelle Feltrinelli, una scatola per raccogliere gli elenchi di chiunque accompagnerà questo tour di Saviano, voluto da Carlo e Inge Feltrinelli. Un gioco, un elenco- “che è una vertigine”- direbbe Umberto Eco; ma anche un’occasione per la “costituzione di se stessi”. E’ un bell’esercizio pensare a ciò che a ciascuno riempie l’esistenza. E il cuore. Farò anch’io il mio elenco- anzi i primi punti della lista mi sono subito venuti in mente. E ho trovato conferme su quelle che già sapevo essere le colonne del mio essere.

Ps Avevo intervistato Roberto Saviano tempo fa, a lungo, in un pomeriggio che venne nella redazione di Radio 24 (nell’ archivio di Storiacce, la registrazione dell’intervista). Tornerò a parlarvene e a farvi ascoltare la sua voce, a breve. Intanto, per i frequentatori di Storiacce un blog, un regalo: ecco il suo elenco